13 Aprile 2026
Europa

Il costo del lavoro in Europa: dai 12 euro della Bulgaria ai 57 del Lussemburgo

Il mercato del lavoro europeo presenta un volto profondamente diseguale. Secondo le stime pubblicate da Eurostat, nel 2025 il costo medio orario del lavoro nell’intera economia dell’Unione Europea si è attestato a 34,9 euro, in rialzo rispetto ai 33,5 euro del 2024. Nell’area euro la media sale a 38,2 euro, contro i 36,8 dell’anno precedente.

Un continente a due velocità.

Le differenze tra gli Stati membri restano abissali. All’estremo inferiore della classifica si collocano Bulgaria (12,0 euro l’ora), Romania (13,6 euro) e Ungheria (15,2 euro). Sul versante opposto, il primato spetta al Lussemburgo, con 56,8 euro orari, seguito da Danimarca (51,7 euro) e Paesi Bassi (47,9 euro). Un divario di quasi cinque volte tra il paese più economico e quello più costoso.

Oltre lo stipendio: il peso dei contributi sociali.

Il costo del lavoro non si esaurisce nelle buste paga. La componente non salariale, che comprende principalmente i contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, rappresenta il 24,8% del totale nell’UE e il 25,6% nell’area euro.

Anche qui le differenze sono marcate: Romania (4,8%), Lituania (5,5%) e Malta (5,8%) sono i paesi dove i costi non salariali incidono di meno. All’opposto, la Francia guida con il 32,3%, seguita da Svezia (31,7%) e Slovacchia (28,6%).

Crescita generalizzata, ma l’Italia frena.

Su base annua, i costi orari del lavoro nell’UE sono aumentati del +4,1%, mentre nell’area euro la crescita si è fermata al +3,8%. All’interno dell’area euro, l’unica eccezione al segno positivo è stata Malta, con un calo dello 0,5%.

Le accelerazioni più forti si registrano nelle economie dell’Est: Bulgaria (+13,1%), Croazia (+11,6%), Slovenia (+9,3%) e Lituania (+9,2%). L’Italia, invece, si distingue per una delle crescite più contenute: appena +3,2%, sopra solo alla Francia (+2,0%).

Tra i Paesi europei non nella zona euro, la Romania guida la crescita in valuta nazionale (+10,6%), mentre la Danimarca registra l’incremento minore (+3,0%).

foto angelolucas da Pixabay.com