Il Consiglio regionale della Sardegna: 60 “onorevoli” lautamente pagati per non esserci. Comandini “invita” alla puntualità
Ci voleva Piero Comandini per richiamare i consiglieri regionali alle proprie responsabilità? Decisamente no, dato che all’interno dell’aula di via Roma, regna da legislature il menefreghismo degli onorevoli sardi.
Il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, dopo l’evidente imbarazzo degli ultimi giorni, ha convocato la Conferenza dei capigruppo per bacchettare consiglieri e assessori, ritenuti troppo sassenti, incapaci di garantire il numero legale e latitanti persino nelle commissioni permanenti. “Quello che è accaduto nelle ultime sedute è inaccettabile”, si legge nella nota del presidente dem.
Benvenuti, dunque, nella Regione Sardegna, dove sessanta consiglieri regionali , gli “onorevoli”, come amano farsi chiamare , percepiscono indennità e rimborsi cospicui per un lavoro che, evidentemente, si fa fatica a svolgere. Ma, andando oltre la retorica dell’appello alla puntualità di Comandini, la realtà è di facile lettura. Parliamo di una tradizione consolidata: le sedute non iniziano in orario, gli assessori brillano per assenza anche quando si discutono le materie di loro diretta competenza e lo stesso sistema di rilevazione delle presenze fa acqua da tutte le parti. Business as usual, si direbbe, se non fosse che il “business” lo pagano i contribuenti sardi.
Ma il problema non è solo la sedia vuota. È ciò che succede quando la sedia è occupata. Perché la specialità della casa non è la visione strategica, non è la programmazione, non è il confronto sulle grandi sfide dell’isola , dalla crisi energetica alla desertificazione demografica, dallo spopolamento al lavoro. La specialità è l’emendamento puntuale, l’aggiustamento chirurgico che non serve la collettività ma serve il portafoglio della lobby di riferimento, il gruppetto di sostenitori, la “base” da accontentare in vista del prossimo ciclo elettorale. Risorse pubbliche trasformate in mance, a beneficio di chi sa a chi rivolgersi.
Senza parlare della capacità legislativa. Mediocre, inconsistente e ripetutamente bocciata dal Governo centrale. Provare per credere…
Comandini chiede ‘maggior presenza, non solo numerica ma di effettiva partecipazione’. Un invito che, in un contesto istituzionale e responsabile, non ci sarebbe neanche l’esigenza di fare.
Domani i sessanta onorevoli torneranno in via Roma. Con tutta probabilità, non tutti. E quasi certamente non in orario.
