20 Luglio 2026
Politica

Il caso Minetti torna a tormentare il Governo Meloni

Lo spettro di Berlusconi torna ad agitare la politica italiana. Il caso Minetti , la grazia concessa all’ex igienista dentale condannata per favoreggiamento della prostituzione nell’ambito del celebre scandalo “bunga bunga”, sta trascinando il ministero della Giustizia in una crisi istituzionale e politica sempre più difficile da contenere. E a pagarne le spese rischia di essere il ministro Carlo Nordio, sempre più sotto pressione ma ancora difeso a spada tratta dalla premier Giorgia Meloni.

La grazia, le ombre e la chiamata all’Interpol.

Nicole Minetti, ex consigliera regionale scoperta da Berlusconi e poi condannata per sfruttamento della prostituzione e peculato, aveva ottenuto all’inizio di quest’anno la grazia presidenziale, ufficialmente per poter assistere un figlio adottivo malato. Il Quirinale ha dato il via libera a febbraio, dopo che il ministero della Giustizia aveva acquisito il parere del procuratore generale di Milano e verificato la documentazione presentata.

Ma la giustificazione umanitaria ha cominciato a sgretolarsi sotto i colpi delle inchieste giornalistiche che hanno sollevato dubbi sulla completezza e sull’accuratezza dei documenti che hanno sorretto la richiesta di clemenza, mettendo in discussione la versione secondo cui il bambino sarebbe stato abbandonato alla nascita. Il Quirinale ha chiesto chiarimenti urgenti al ministero, e le autorità italiane hanno coinvolto Interpol per ulteriori accertamenti.

Minetti ha respinto ogni accusa, definendole “infondate e lesive”. Il suo legale ha assicurato che “i documenti processuali smentiscono tutto quanto affermato dai media”. Il ministero, dal canto suo, sostiene di aver agito correttamente sulla base della documentazione disponibile all’epoca.

L’opposizione all’attacco: “Nordio deve dimettersi”.

Per l’opposizione, la vicenda è l’ennesima prova di un ministero fuori controllo. “Siamo di fronte all’ennesimo disastro istituzionale, politico ed etico sotto la gestione Nordio”, ha attaccato Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra. Ancora più diretto Federico Cafiero De Raho, deputato del Movimento 5 Stelle ed ex procuratore: “Nordio deve spiegare come il suo ministero ha gestito la grazia Minetti e poi farsi da parte prima di causare altri danni”.

Meloni, per ora, non arretra. “Mi fido di Nordio”, ha detto la premier, escludendo “qualsiasi possibilità di dimissioni”. Il ministero ha respinto le critiche ricordando che il suo ruolo nella vicenda era limitato a un parere non vincolante, con la responsabilità della verifica in capo alla Procura generale e quella dell’approvazione finale al Quirinale.

Un ministero da mesi nella tempesta.

Il caso Minetti non è però che l’ultimo di una serie di colpi che hanno martoriato il dicastero di via Arenula. A marzo, i cittadini hanno bocciato in referendum la riforma della governance della magistratura , la bandiera politica di Nordio , costringendo alle dimissioni il suo capo di gabinetto. Il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove ha dovuto lasciare per i suoi presunti rapporti con ambienti legati alla criminalità organizzata. E lo scorso anno il ministero aveva scatenato un’ondata di indignazione internazionale per la liberazione e il rimpatrio di un generale libico ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità , vicenda per cui l’Italia rischia ora una procedura di infrazione.

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