Il Campo largo, unito solo al voto: dalla Sardegna alla Campania la coalizione è meno coesa dopo le urne
Il Campo largo funziona benissimo. Ma solo fino alla chiusura dei seggi. Poi, come da tradizione, iniziano i distinguo, i malumori e le trattative infinite. La Sardegna insegna: dopo la vittoria risicata di Alessandra Todde (solo con un pessimo candidato come Paolo Truzzu poteva spuntarla), nell’isola va in scena una quotidiana guerra fredda tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, con i grillini a rivendicare discontinuità con il passato (ovviamente solo nelle “buone pratiche di disinformazione” della quotidiana narrativa di palazzo) e il Pd comodamente accomodato sui suoi assessorati in Giunta. Tutti insieme appassionatamente, ma solo sulla carta. D’altronde le due espressioni (sempre meno interessanti) del centrosinistra non parlano la stessa lingua sul fronte della politica economica e geopolitica. Più condivisione, invece, si trova nella comune mancanza di visione e senso di servizio pubblico. Ma questa è una storia facilmente desumibile leggendo il contenuto delle leggi finanziarie approvate nei quasi due anni di Governo nell’Isola.
In Campania il copione, seppur diverso, non si discosta molto dal tema. Roberto Fico ha vinto, il campo largo ha brindato, ma la Giunta regionale è ancora un oggetto misterioso. Una “partenza poco sprint” che racconta, invece, di un Esecutivo ancora in alto mare, mentre l’unità sbandierata in campagna elettorale evapora davanti alla spartizione delle deleghe e, tradotto, dei centri di potere.
Da lunedì 22 dicembre Fico avvierà le consultazioni con i partiti che lo hanno sostenuto. Un giro di incontri in stile Quirinale, durante il quale ogni forza politica presenterà la propria lista della spesa: nomi, assessorati, vicepresidenze e, possibilmente, poche rinunce. Il Campo largo, anche in Campania, quando si passa dalla propaganda al potere, diventa improvvisamente “molto stretto”.
Il Partito Democratico chiede tre assessorati e la vicepresidenza, forte dei numeri e della solita sicurezza di chi sa come si governa una Giunta – non diciamolo al PD sardo, incapace di esprimere un leader in Regione e nel principale comune della Sardegna -.
Il Movimento 5 Stelle, dalle prime indicazioni, rivendica spazio e riconoscimento politico. I deluchiani di “A testa alta” spingono per conferme e fedelissimi, trovando però il muro di Fico. Mastella, a sua volta, da politico consumato, tiene alata la tensione.
Nel frattempo, Natale passa, la prima seduta del Consiglio regionale si avvicina e la Giunta resta un cantiere aperto. Altro che squadra compatta: tra congressi Pd, veti incrociati e ambizioni personali, il dialogo procede a rilento.
Morale della favola: il Campo largo continua a dimostrarsi un’alleanza perfetta per vincere le elezioni e molto meno per governare. In Sardegna lo scontro è già realtà, in Campania è solo questione di tempo. L’unità? Ottima per le campagne retoriche.
