12 Giugno 2026
Sardegna

Il 14% degli over 65 italiani a rischio isolamento sociale.

In Italia oltre un anziano su dieci vive in una condizione di isolamento sociale, senza contatti né incontri con altre persone nel corso di una settimana normale. È quanto emerge dai nuovi dati della sorveglianza Passi d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Secondo il rapporto, il 14% degli over 65 è a rischio isolamento, mentre solo il 29% degli anziani rappresenta una “risorsa attiva” per la famiglia o per la collettività. Nonostante il calo costante del rischio di isolamento negli ultimi anni, i ricercatori sottolineano che questa tendenza non è accompagnata da un aumento delle attività di socializzazione.

L’isolamento sociale: un rischio per salute e benessere.

L’isolamento, spiegano gli esperti dell’ISS, può compromettere non solo la qualità della vita, ma anche la capacità di svolgere le attività quotidiane.
La sorveglianza Passi d’Argento valuta il rischio sulla base della partecipazione a punti di incontro (come centri anziani, parrocchie o circoli) e dei contatti sociali, anche informali.

Nel biennio 2023-2024, il 73% degli intervistati non ha frequentato luoghi di aggregazione, il 15% non ha avuto contatti neppure telefonici e il 14% non ha svolto nessuna delle due attività, vivendo così in condizione di isolamento. Geograficamente, la condizione è più diffusa nel Mezzogiorno (19%) rispetto al Centro (11%) e al Nord (10%).

Un lento miglioramento, ma senza più partecipazione.

Dal 2016 al 2024, la quota di anziani a rischio isolamento è scesa dal 21% al 13%. Tuttavia, questa riduzione è attribuibile soprattutto al mantenimento di contatti a distanza, non a una maggiore partecipazione ad attività di gruppo, che resta stabile negli anni.

Solo tre anziani su dieci attivi nella comunità.

La sorveglianza Passi d’Argento indaga anche il ruolo “attivo” degli anziani, ovvero il loro contributo alla società attraverso il sostegno familiare o il volontariato.
Nel biennio 2023-2024, il 29% degli intervistati è risultato una risorsa per la collettività: il 17% si prende cura di congiunti conviventi, il 15% aiuta parenti o amici non conviventi, il 6% partecipa ad attività di volontariato.

Questa propensione è più marcata tra le donne (32% contro il 25% degli uomini), più alta tra i 65-74enni (36%) e cala drasticamente dopo gli 85 anni (14%). Il livello di istruzione e la stabilità economica restano fattori decisivi: gli anziani laureati e con minori difficoltà economiche risultano più attivi e coinvolti.

Anche in questo caso emergono differenze territoriali: nel Sud Italia, la quota di “anziani risorsa” si ferma al 25%, contro il 32-33% del Centro-Nord.

La partecipazione sociale: tra gite, corsi e volontariato.

Solo un anziano su quattro partecipa a eventi sociali: il 19% dichiara di aver preso parte a gite o soggiorni organizzati, il 5% frequenta corsi di formazione (come lingua, informatica o cucina).

L’età, il livello di istruzione e la condizione economica influenzano fortemente la partecipazione. Tra gli over 85 la percentuale scende all’8%, e solo il 10% di chi ha la licenza elementare prende parte ad attività sociali, contro il 38% dei laureati.

La pandemia ha lasciato un segno profondo: i livelli di socialità non sono ancora tornati ai valori pre-Covid, osservano i ricercatori dell’ISS.

L’Italia che invecchia tra solitudine e resilienza.

Il quadro delineato dall’Istituto Superiore di Sanità mostra un’Italia che invecchia più connessa ma non più partecipativa.
Se da un lato le reti familiari e digitali hanno ridotto l’isolamento, dall’altro la partecipazione attiva alla vita comunitaria rimane un obiettivo lontano.

Per gli esperti, rafforzare i legami sociali e favorire la partecipazione degli anziani è oggi una priorità di salute pubblica, fondamentale per garantire benessere, autonomia e inclusione alle generazioni più anziane.

foto Free-Photos from Pixabay .com