IFIMES: tra spettacolo e realtà, la guerra delle percezioni nella politica internazionale multipolare.
L’International Institute for Middle East and Balkan Studies (IFIMES) di Lubiana, noto per le sue analisi sulle dinamiche geopolitiche in Medio Oriente, Balcani e oltre, approfondisce il dilemma strategico globale nell’articolo “Show or Reality?: Hitting Moscow – Between Strategic Desperation and Balance by Force (Part II)”, firmato dall’analista Cătălin Balog. L’analisi si concentra su come la pace internazionale possa essere mantenuta senza ricorrere alla forza, passando attraverso la gestione di percezioni, emozioni e narrative globali.
Balog introduce concetti chiave come dissuasione emotiva, spettacolo controllato e verità normativa, mettendo a confronto stili strategici delle grandi potenze: gli Stati Uniti giocano a poker, la Russia a scacchi, la Cina a go, mentre l’Europa si affida alla normatività. Secondo l’analista, il successo nei conflitti futuri non dipenderà solo dalla forza militare, ma dalla capacità di imporre la propria versione della realtà.
La politica internazionale contemporanea si gioca su due piani: quello visibile, destinato all’opinione pubblica, e quello invisibile, dove si misurano illusioni, percezioni e manipolazioni. Gli Stati Uniti, attraverso gesti teatrali e dichiarazioni imprevedibili, esercitano pressione negoziale; la Russia alterna silenzi e colpi simbolici per mantenere l’incertezza; la Cina accumula potere diplomatico ed economico in silenzio; l’Europa invece rischia di apparire moralista senza sostegno materiale.
In questa cornice, la verità non è più neutrale, ma diventa uno strumento di pressione e legittimazione. Gli Usa costruiscono narrative credibili ma adattabili; Mosca frammenta e relativizza la verità per generare confusione; Pechino punta sul silenzio e sulla stabilità economica come prova della propria strategia; l’Europa usa la normatività, ma senza coesione interna rischia di non essere efficace.
Le emozioni collettive – paura, colpa, euforia, rassegnazione – diventano leve strategiche. Tecniche di manipolazione psicologica e campagne di disinformazione trasformano il conflitto in una guerra della percezione, dove il controllo delle emozioni può determinare il risultato prima ancora dello scontro militare.
Il mondo multipolare è dominato da stili diversi: poker americano, scacchi russi, go cinese e normatività europea. Gli Usa cercano escalation controllata, la Russia gestisce l’incertezza, la Cina accumula pazientemente potere, l’Europa arbitra senza un proprio gioco strategico. In questo contesto, la stabilità internazionale non è garantita, ma subordinata alla capacità di ogni attore di imporre il proprio ritmo e la propria narrativa.
Balog individua tre possibili traiettorie: negoziazione, accidente o imposizione unilaterale. La negoziazione appare improbabile, l’imposizione unilaterale comporta rischi di destabilizzazione, mentre un incidente – militare, cibernetico o diplomatico – rappresenta il catalizzatore più probabile di escalation.
Balog richiama Platone e Marco Aurelio, sottolineando come percezioni e simulazioni digitali plasmino oggi la realtà politica. In un mondo multipolare, vincere significa controllare non solo le forze materiali, ma anche le narrazioni, le emozioni collettive e la percezione del pubblico globale. In pratica, gli Stati Uniti giocano a poker, la Russia a scacchi, la Cina a go, e l’Europa si limita a giocare secondo le regole: chi riesce a imporre il proprio gioco definisce l’ordine mondiale, almeno temporaneamente.
foto Navy Seaman Daniel Kimmelman
