IFIMES: gli Stati Uniti verso una nuova fase geopolitica, torna centrale la Dottrina Monroe.
L’America Latina, e in particolare il Venezuela, torna al centro della competizione geopolitica globale tra Stati Uniti, Cina e Russia e di un lavoro di ricerca dell’International Institute for Middle East and Balkan Studies (IFIMES).
Nel rapporto, intitolato “USA 2026: svolta geopolitica e riaffermazione della Dottrina Monroe nell’emisfero occidentale”, il think tank analizza le possibili direttrici della politica estera della nuova amministrazione statunitense dopo le elezioni presidenziali, individuando l’America Latina come uno degli snodi cruciali del confronto tra le grandi potenze. Al centro dell’analisi vi è la rilettura contemporanea della Dottrina Monroe e il suo impatto sull’equilibrio globale del potere.
Secondo l’IFIMES, le relazioni internazionali sono oggi segnate da una competizione strategica sempre più intensa tra l’Occidente guidato dagli Stati Uniti e la Cina, mentre la Russia cerca parallelamente di mantenere o ampliare la propria influenza in aree considerate vitali. Una competizione che non si limita all’economia, ma si estende alla sicurezza, alla politica e al controllo di risorse chiave, infrastrutture e rotte strategiche, con effetti diretti sugli equilibri dell’emisfero occidentale.
In questo contesto, l’amministrazione del presidente Donald Trump ha risposto combinando iniziative diplomatiche, strumenti economici e una pressione calibrata, con l’obiettivo di tutelare gli interessi statunitensi e contenere l’influenza di attori rivali. In America Latina, e in particolare in Venezuela, la strategia si è concentrata sulla stabilità regionale e sul coordinamento con i partner locali, privilegiando – rispetto alle amministrazioni precedenti – una rapida attuazione delle priorità strategiche.
Un passaggio chiave individuato dallo studio è la caduta di Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026, definita come un momento di svolta nell’approccio statunitense alla regione. L’evento, sottolinea IFIMES, rappresenta l’applicazione concreta della strategia di Washington, ma ha suscitato reazioni divergenti nella comunità internazionale. Le conseguenze di lungo periodo per la stabilità regionale restano ancora oggetto di valutazione, mentre il caso venezuelano evidenzia l’intreccio tra gli interessi statunitensi e la presenza di Cina e Russia, richiamando alla necessità di un approccio internazionale prudente per evitare uno scontro diretto con gli Stati Uniti.
Il rapporto dedica poi ampio spazio al ruolo del Venezuela come hub energetico strategico. Il Paese possiede le maggiori riserve petrolifere al mondo, stimate in circa 303 miliardi di barili, ma anni di debolezze istituzionali, infrastrutture deteriorate e pressioni politiche ed economiche esterne hanno portato a un drastico calo della produzione, scesa da 3,2 milioni di barili al giorno nei primi anni Duemila a circa 850 mila barili nel 2024. L’annuncio, nel gennaio 2026, dell’ingresso di compagnie energetiche statunitensi viene interpretato come l’avvio di una nuova fase di investimenti per la modernizzazione del settore petrolifero, con l’obiettivo di reintegrare il Paese nel mercato energetico globale e migliorare le condizioni socio-economiche della popolazione.
Una strategia che riflette una visione più ampia che combina controllo strategico, investimenti mirati e cooperazione con i partner regionali, tenendo conto anche della presenza e dell’influenza di Pechino e Mosca. Durante i mandati di Trump, dal 2017 al 2021 e dal 2025 al 2029, Washington ha perseguito una politica volta a contenere l’espansione di Cina e Russia in Venezuela e nell’area, facendo ricorso a strumenti diplomatici ed economici e intensificando la pressione con il crescere dell’influenza di questi attori, fino agli eventi del gennaio 2026.
Lo studio analizza anche il ruolo della diplomazia del credito cinese in America Latina. Negli ultimi vent’anni Pechino ha utilizzato prestiti, investimenti infrastrutturali e accordi commerciali di lungo periodo come leva strategica, soprattutto nei Paesi ricchi di risorse naturali e snodi logistici. Se da un lato questi strumenti offrono capitali e tecnologie, dall’altro possono ridurre l’autonomia decisionale dei Paesi beneficiari, vincolandoli a lungo termine e incidendo sulle politiche pubbliche. Il Venezuela è indicato come uno dei principali destinatari di questa strategia, insieme ad altri Paesi della regione come Brasile, Argentina, Ecuador e Perù.
L’approccio statunitense all’America Latina appare, dunque, come una applicazione moderna della Dottrina Monroe. Non più orientata a contrastare il colonialismo europeo, ma a impedire che nuove potenze globali, in particolare Cina e Russia, acquisiscano un controllo duraturo su risorse strategiche e corridoi di trasporto nell’emisfero occidentale. La strategia prevede un monitoraggio costante delle attività infrastrutturali, politiche ed economiche di altri attori, l’uso di strumenti diplomatici ed economici e il ricorso alla forza militare solo come deterrenza di ultima istanza.
foto Navy Seaman Daniel Kimmelman
