Identità digitale europea: quale libertà per chi non vuole i propri dati in rete?
L’introduzione dell’European Digital Identity Wallet, prevista dal regolamento eIDAS 2.0, continua a suscitare dibattiti tra gli Stati membri. In una interrogazione prioritaria al Parlamento europeo, l’eurodeputato greco Emmanouil Fragkos (ECR) ha chiesto alla Commissione chiarimenti sulle garanzie per i cittadini che non desiderano digitalizzare i propri dati personali né essere obbligati a utilizzare sistemi di identificazione elettronica.
Il nuovo portafoglio digitale europeo: volontario per legge.
Il regolamento (UE) 2024/1183, entrato in vigore nel 2024, impone agli Stati membri di mettere a disposizione dei cittadini, entro il 2026, un Portafoglio europeo di identità digitale (European Digital Identity Wallet).
L’articolo 6 stabilisce esplicitamente che l’uso del Wallet è volontario, mentre l’articolo 12 richiede il pieno rispetto del GDPR per qualunque trattamento di dati personali associato all’identità digitale.
Tuttavia, in diversi Paesi — tra cui la Grecia e l’Italia con il suo Spid (che a breve non sarà più gratuito) — sono in fase di introduzione sistemi paralleli basati su un numero personale unico, destinato a connettere pubblico e privato. Una prospettiva che ha sollevato timori legati alla possibile obbligatorietà e al rischio di “digitalizzazione forzata”.
La Commissione, dunque, continua a non riferire circa le garanzie per i cittadini europei che non vogliono avere accesso al wallet e ai sistemi digitali, in una Europa dove, seppur si insiste sull’uso volontario dell’identità digitale, diversi Stati membri stanno sperimentando soluzioni nazionali sempre più invasive.
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