14 Agosto 2026
Sardegna

IA, amica per uno studente su due.

Per quasi uno studente su due l’Intelligenza Artificiale non è più soltanto una tecnologia, ma una vera e propria presenza costante: una fonte di informazione, un assistente digitale, un’amica e persino uno “psicologo virtuale”.
È il quadro che emerge dall’indagine dell’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale del Movimento Etico Digitale, condotta su oltre 20 mila studenti tra gli 11 e i 18 anni nel corso dell’anno scolastico 2024/2025.

Nonostante l’uso ormai quotidiano dell’IA, solo il 4,4% dei ragazzi si considera realmente competente. Crescono invece le paure: il 41,9% teme che l’Intelligenza Artificiale possa essere usata “contro l’uomo”, un dato in aumento dell’11% rispetto al 2024.

Giovani sempre più digitali, ma meno legati al mondo adulto.

L’Osservatorio parla di un “doppio slittamento”: i giovani si avvicinano sempre più al digitale, mentre si allontanano dal mondo adulto.
Internet resta la principale fonte di informazione per il 91% degli intervistati, ma in un solo anno la quota di chi si informa tramite IA è quasi raddoppiata, passando dal 24,8% al 43%.

Parallelamente diminuisce la fiducia nei genitori come punto di riferimento (dal 65,3% al 60%) e solo il 6% degli studenti indica gli insegnanti come figure di orientamento. Il digitale, insomma, viene percepito come un interlocutore immediato e sempre disponibile, mentre il mondo reale appare più distante.

IA tra opportunità e paura: cresce il divario di competenze.

Secondo i dati, il 50,3% degli studenti considera l’IA un’opportunità e il 60,6% dichiara di “cavarsela” nell’utilizzo. Tuttavia, un 15% ammette di non saperla usare affatto.
Il divario tra l’ampio utilizzo e la reale alfabetizzazione digitale si traduce in una mancanza di consapevolezza e in un aumento delle paure.

ChatGPT è come un amico”: il rischio dell’empatia simulata.

Per molti ragazzi, l’IA non è più soltanto un aiuto nello studio, ma una vera presenza emotiva. Un fenomeno che, secondo Gregorio Ceccone, pedagogista digitale e referente dell’Osservatorio, riflette “un vuoto educativo preoccupante”.

Cittadinanza digitale ancora carente

Solo il 55,7% degli studenti dichiara di aver ricevuto una formazione sulla cittadinanza digitale, e oltre la metà di questi (55%) ne giudica la qualità “insufficiente o molto insufficiente”.
Un dato in peggioramento che, secondo gli esperti, mette in evidenza la necessità di un’educazione digitale strutturata, capace di insegnare a verificare le fonti, analizzare le informazioni e riflettere prima di condividere contenuti online.

Non a caso, il 67,7% degli studenti ammette di essersi pentito almeno una volta di post o commenti pubblicati sui social, segno di un rapporto complesso con la propria identità digitale.

“Educare al pensiero critico è la chiave”.

“Educare al pensiero critico non significa spaventare i giovani, ma aiutarli a capire che ciò che costruiscono online è parte della loro identità reale”, spiega Davide Dal Maso, presidente del Movimento Etico Digitale.
“La cittadinanza digitale deve unire educazione civica e digitale: da un lato formare ai diritti e ai doveri, dall’altro promuovere la consapevolezza che le azioni online e offline hanno conseguenze concrete”.