15 Agosto 2026
Sardegna

I super ricchi hanno un debito climatico da mille miliardi di dollari l’anno

Lo 0,01% della popolazione mondiale più ricca , chi ha un patrimonio netto superiore a 38 milioni di dollari , accumula ogni anno un debito climatico di quasi 1.000 miliardi di dollari. È la stima contenuta in un nuovo rapporto di Greenpeace Africa, che per la prima volta quantifica in termini economici il valore dei danni climatici imputabili alle emissioni prodotte in eccesso dai più facoltosi del pianeta rispetto a una quota procapite considerata equa e compatibile con l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C.

Secondo l’analisi, basata sui dati del 2022, il debito climatico riconducibile agli investimenti annui di questo gruppo privilegiato ammonta a circa 992 miliardi di dollari, mentre quello legato ai soli consumi personali si attesta a 405 miliardi. Per ogni singolo individuo appartenente a questa élite, il debito stimato sulla base del patrimonio è pari a 1,24 milioni di dollari l’anno, più del doppio rispetto a quello calcolato sui consumi, che si ferma a poco più di 500.000 dollari.

“Stiamo scoprendo che l’impatto climatico dei super ricchi è ben più grave di quanto pensassimo”, dichiara Clara Thompson di Greenpeace International. “I governi esortano spesso le persone comuni a farsi carico del peso della transizione climatica, prestando ben poca attenzione a chi ha il debito maggiore e la capacità di coprire i costi del collasso ambientale. C’è qualcosa di profondamente sbilanciato in tutto questo”.

Il rapporto non si limita a fotografare la disparità. Punta il dito su un punto cieco delle politiche climatiche e fiscali attuali: la quasi totale assenza di strumenti per contabilizzare le emissioni associate ai portafogli di investimento ad alta intensità di carbonio. Mentre il dibattito pubblico si concentra sulle emissioni legate ai consumi individuali, il vero moltiplicatore climatico dei super ricchi sarebbe nascosto nei loro asset finanziari: partecipazioni in aziende fossili, fondi di investimento, immobili e infrastrutture inquinanti.

“Tassare i miliardari per i costi reali dei loro investimenti e stili di vita inquinanti non è una misura radicale, ma un passo equo e necessario”, sostiene Koaile Monaheng di Greenpeace Africa. “Senza un’azione urgente, i super ricchi continueranno a inquinare e a trarre profitto dalla distruzione delle risorse, mentre il mondo va a fuoco”.

La cifra non è casuale: i 1.000 miliardi di dollari di debito climatico annuo stimato per lo 0,01% più ricco corrispondono, secondo Greenpeace, al fabbisogno annuo minimo di finanziamenti climatici necessari ai Paesi più poveri del mondo per adattarsi agli effetti di una crisi che non hanno causato.

Sull’onda del rapporto, l’organizzazione ambientalista rilancia la sua richiesta ai governi: integrare il principio chi inquina paga nelle politiche fiscali e impegnarsi nell’ambito della Convenzione fiscale delle Nazioni Unite per adottare norme vincolanti sulla tassazione dei grandi patrimoni e delle aziende più inquinanti, con regole stringenti su trasparenza fiscale e contrasto all’evasione.

foto Liam Gumley, Space Science and Engineering Center, University of Wisconsin-Madison