I sardi rispondono all’appello di Todde sul 41-bis: “Prima pensate agli ospedali”.
La Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha affidato a un video su TikTok un deciso appello al popolo sardo. Al centro della questione, l’opposizione alle nuove disposizioni del Governo Meloni sull’estensione del regime di 41-bis.
Secondo Todde, la Sardegna sarebbe stata colpita in modo sproporzionato: su 7 istituti penitenziari dedicati a livello nazionale, ben 3 sono sardi, con un incremento previsto della popolazione carceraria speciale del 20%. La Presidente lamenta, inoltre, il mancato coinvolgimento da parte del Ministero, segnalando “gravi ripercussioni su economia, sanità e sicurezza”.
Il paradosso della mobilitazione: chi deve realmente intervenire?
L’appello alla “mobilitazione dei sardi” solleva però un interrogativo: perché chiamare la piazza quando la competenza a dialogare con lo Stato risiede proprio in capo alla Presidenza della Regione?
Dal verbale della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre 2025, citato dalla stessa Todde all’interno del video, emerge una realtà più sfumata. Mentre l’assessora Laconi sottolinea le fragilità del territorio e l’insufficienza delle strutture sanitarie, la risposta del Sottosegretario Delmastro sposta il peso della responsabilità. Delmastro ha infatti invitato la Sardegna a fare ciò che regioni come Lombardia, Lazio o Sicilia hanno già fatto: “ottemperare alle leggi vigenti” istituendo reparti di medicina protetta negli ospedali generali per gestire i detenuti.
I precedenti del 2020.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la coerenza storica delle forze politiche oggi al governo in Sardegna. Se oggi il 41-bis a Nuoro è visto come un’imposizione inaccettabile, va ricordato che l’istituzione di nuove sezioni per il regime speciale nel carcere di Badu ’e Carros risale al 2020. All’epoca, il decreto fu firmato dal ministro Alfonso Bonafede, esponente del Movimento 5 Stelle, la stessa forza politica di Alessandra Todde e colonna portante dell’attuale giunta. Il provvedimento passò con il parere favorevole dei vertici penitenziari regionali, senza che si sollevassero grida di mobilitazione popolare.
La voce dei sardi: “Pensate alla nostra Sanità”.
Tuttavia, è nei commenti al video che emerge la vera frattura tra il “Palazzo” e la strada. Moltissimi sardi hanno risposto all’appello della Presidente non con slogan politici, ma con denunce sulla condizione disastrosa della sanità regionale.
C’è chi ricorda le promesse elettorali: “[…] avevi promesso che la sanità era il tuo primo punto del programma… risultato? Sanità sempre peggio!”.
“Ma pensa alla sanità che peggiora giorno per giorno.”, scrive un altro utente.
E mentre la politica si scontra sui decreti, i cittadini parlano di un sistema sanitario al collasso, dove persino ottenere una visita specialistica resta un miraggio. La narrazione di una Sardegna “vittima” sembra dunque scontrarsi con una realtà fatta di passaggi burocratici e esercizi di “memoria selettiva”.
Profilo TikTok @alessandra.todde
