15 Agosto 2026
Sardegna

I primi 1000 giorni di vita. Resta ampio il divario tra nord e sud del Paese

Qualcosa si muove, ma non abbastanza. E soprattutto, non ovunque allo stesso modo. È questo il messaggio che emerge dall’ultima edizione della Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni, promossa dal Ministero della Salute e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha intervistato quasi 65mila madri in tutta Italia per monitorare i comportamenti nei cosiddetti primi 1000 giorni dalla gravidanza fino al secondo anno di vita del bambino, una finestra temporale che la scienza considera decisiva per la salute dell’intera esistenza.

Il bilancio è migliorato rispetto alla rilevazione del 2022, ma le distanze dagli standard raccomandati rimangono ampie. E il divario tra Nord e Sud del Paese, su quasi tutti gli indicatori, continua a pesare.

Fumo e alcol: passi avanti, ma non per tutti.

La notizia più incoraggiante riguarda fumo e alcol in gravidanza: i numeri sono in calo e le donne che dichiarano di aver fumato durante la gestazione sono ormai il 5,5% , con punte del 7,9% nel Lazio e un minimo del 3,2% nella Provincia Autonoma di Bolzano. Un segnale positivo, ma con una nota preoccupante: dopo il parto, durante l’allattamento, il consumo di sigarette tende a risalire, e cresce anche il ricorso a sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. In Sicilia una madre su dieci fuma mentre allatta.

Sul fronte dell’alcol, la grande maggioranza delle donne non beve durante la gravidanza. Tuttavia, il 7,4% dichiara un consumo occasionale , anche solo mezzo bicchiere di vino al mese , e la quota sale ulteriormente durante l’allattamento. Paradossalmente, il consumo di alcol è più diffuso tra le madri del Nord Italia.

Acido folico: lo si prende, ma troppo tardi.

Quasi tutte le madri , il 93,2% , dichiarano di aver assunto acido folico durante la gravidanza. Sembrebbe un ottimo risultato, se non fosse per un dettaglio che ne vanifica in larga misura l’efficacia: solo il 35,4% lo ha assunto in modo appropriato, ovvero prima del concepimento. La maggior parte ha iniziato a gravidanza già avviata, quando l’integratore ha perso buona parte del suo valore preventivo nella riduzione dei difetti del tubo neurale.

Anche qui il territorio conta: in Campania assume l’acido folico correttamente solo una donna su quattro, contro quasi una su due in Veneto.

Allattamento al seno: troppe rinunce, soprattutto al Sud.

L’allattamento esclusivo nei primi mesi di vita è raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno dei principali strumenti di protezione della salute infantile. In Italia, però, appena il 48,2% dei bambini tra i 2 e i 3 mesi viene allattato esclusivamente al seno , una percentuale che scende ulteriormente al 39,3% tra i 4 e i 5 mesi.

Le differenze regionali sono abissali: in Campania si allatta esclusivamente il 31,3% dei bambini nella fascia 2-3 mesi, contro il 62% nella Provincia Autonoma di Trento. Il 13,1% dei bambini italiani non ha mai ricevuto latte materno , dato che in Sicilia sale al 24,2%.

Schermi troppo presto: quasi uno su sei già a 2-5 mesi.

Uno dei dati più discussi riguarda l’esposizione agli schermi. Il 14,6% dei bambini tra i 2 e i 5 mesi , un’età in cui i pediatri raccomandano zero tempo davanti agli schermi , trascorre già del tempo davanti a televisori, tablet o smartphone. In Sicilia questa quota arriva al 24,9%, contro il 6,9% della Provincia Autonoma di Trento.

La situazione peggiora con la crescita: tra gli 11 e i 15 mesi, la quota di bambini che passa almeno un’ora al giorno davanti a uno schermo varia dal 5% del Veneto al 36,5% della Sicilia. Un dato che dovrebbe far riflettere, considerando le indicazioni di tutti i principali organismi internazionali di pediatria.

Si legge poco, soprattutto al Sud.

Anche la lettura condivisa . pratica che la ricerca associa allo sviluppo cognitivo e linguistico . resta una consuetudine tutt’altro che diffusa. Nella fascia 2-5 mesi, più della metà dei bambini (53,3%) non ha ascoltato neanche un libro nell’intera settimana precedente all’intervista. In Sicilia questa percentuale sale al 68,2%, contro il 33,7% del Friuli-Venezia Giulia.

Papà assenti: solo metà usufruisce del congedo.

Sul fronte del sostegno alla genitorialità, i dati mostrano un quadro ancora lacunoso. Se il 70% delle madri ha partecipato agli incontri di accompagnamento alla nascita, solo il 18% ha ricevuto una visita domiciliare dopo il parto , una delle misure più efficaci per intercettare difficoltà nei primissimi giorni di vita del bambino.

Ancora più significativo il dato sui padri: poco più della metà usufruisce dei 10 giorni di congedo paterno previsti dalla legge. Una quota che racconta, meglio di tanti commenti, quanto la cultura della genitorialità condivisa stenti ancora ad affermarsi in Italia.

foto LRCL da Pixabay.com