I “patrioti” denunciano “l’aumento drammatico dei tumori dopo i vaccini anti-COVID”.
Un’interrogazione parlamentare presentata dall’eurodeputato Gerald Hauser del gruppo dei Patrioti per l’Europa, riaccende il dibattito sul rapporto tra vaccinazioni contro il COVID-19 e l’incidenza dei tumori. Nel suo intervento, Hauser fa riferimento a uno studio di coorte sudcoreano condotto su oltre 8,4 milioni di persone, suddivise in vaccinati e non vaccinati, sostenendo che i dati mostrerebbero un aumento “statisticamente significativo” di diverse forme di cancro tra i vaccinati.
Secondo l’eurodeputato, lo studio – pubblicato in Corea del Sud e non ancora valutato dalle agenzie europee – riporterebbe incrementi variabili a seconda del tipo di tumore: +35% per il carcinoma tiroideo, +33,5% per quello gastrico, +28% per il colon-retto, +53% per il polmone, +20% per il seno e +69% per il carcinoma prostatico. Hauser afferma inoltre che i vaccini a DNA e quelli a mRNA avrebbero correlazioni differenti con i vari tipi di tumore, arrivando a citare pubblicazioni che definirebbero i vaccini COVID “booster del cancro”.
Nell’interrogazione, Hauser chiede alla Commissione europea di riferire su tali dati e se intenda proporre programmi di prevenzione specifici per i soggetti vaccinati, trattandoli come gruppo ad alto rischio.
La comunità scientifica invita alla prudenza.
Sebbene l’interrogazione riporti toni allarmistici, numerosi ricercatori e agenzie indipendenti invitano alla cautela: non esistono attualmente prove scientifiche validate che dimostrino un nesso causale tra vaccini anti-COVID e incremento dei tumori. Le principali autorità sanitarie – dall’European Medicines Agency alle agenzie nazionali – continuano a ribadire che i vaccini autorizzati restano sicuri ed efficaci, e che correlazioni osservate in singoli studi richiedono verifiche più approfondite, revisione paritaria e contestualizzazione epidemiologica.
Molti oncologi sottolineano inoltre che l’aumento delle diagnosi di tumore in Europa potrebbe essere legato a fattori noti e documentati: ritardi nelle cure durante la pandemia, screening posticipati e invecchiamento della popolazione.
