7 Agosto 2026
Europa

Hormuz, caccia alle mine iraniane

Trovare e distruggere le mine iraniane prima che affondino navi e con esse l’economia globale. È questa la nuova missione critica che la Marina militare americana sta conducendo nello Stretto di Hormuz, in quello che si configura come un pericoloso e logorante gioco a nascondino.

La minaccia è concreta: nonostante la campagna militare congiunta USA-Israele abbia ridotto le scorte iraniane, migliaia di mine non sono state distrutte.

La sola minaccia di attacchi alle navi commerciali è bastata a paralizzare lo stretto e a gettare i mercati energetici nel caos. Se una mina dovesse colpire o affondare una petroliera, il traffico marittimo , già ridotto a quasi nulla , potrebbe arrestarsi del tutto, aggravando ulteriormente la crisi energetica globale.

Ma il compito non è facile. Un’area bonificata oggi può essere facilmente minata domani da piccole imbarcazioni iraniane, rendendo l’operazione infinita e logorante.

Finora la Marina non ha trovato mine. Ma la riluttanza degli operatori commerciali a far transitare le proprie navi rende ancora più urgente dimostrare l’esistenza di rotte sicure. “Oggi abbiamo avviato il processo per stabilire un nuovo corridoio di transito e condivideremo presto questo percorso sicuro con l’industria marittima”, ha dichiarato l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM.

Tecnologia contro le mine.

L’arsenale americano comprende navi di superficie, elicotteri e droni sottomarini. In prima linea ci sono i sommergibili teleguidati Knifefish e Kingfish, lanciati dalle navi della Marina, che utilizzano sonar per individuare ordigni sul fondale o in prossimità della superficie. Il vantaggio, secondo Wills, è che il CENTCOM dispone ormai di dettagliate mappe del fondale, che consentono di identificare rapidamente qualsiasi anomalia.

Secondo Bryan Clark, ex ufficiale della Marina ora all’Hudson Institute, le corsie di transito potrebbero essere bonificate in poche settimane grazie alle nuove tecnologie.

L’Iran dispone di diversi tipi di mine: alcune poggiano sul fondale e si attivano al passaggio di una nave, altre sono ancorate e galleggiano appena sotto la superficie, altre ancora seguono le correnti marine.

Rinforzi in arrivo.

Il dispiegamento americano nella regione è in costante crescita. Più di una dozzina di navi da guerra sono già operative, e altri rinforzi sono in rotta verso il Medio Oriente. Venerdì scorso hanno lasciato Singapore le due navi dragamine classe Avenger USS Chief e USS Pioneer, dirette verso il Golfo. Tre Littoral Combat Ships con sistemi anti-mina, ritirate dalla zona prima degli attacchi iniziali all’Iran, potrebbero tornare presto nell’area.

Si avvicina anche il Boxer Amphibious Ready Group con 2.200 Marines a bordo, attualmente nel Pacifico: al loro arrivo, il totale dei Marines dispiegati in mare nella regione supererà le 5.000 unità, portando la presenza navale americana a oltre 20 unità.

Il tutto, mentre il presidente Donald Trump dichiarava martedì a Fox News di ritenere la guerra “molto vicina alla fine”.

foto Navy