Horizon Europe, la partecipazione di Israele cozza con il rispetto dei diritti umani.
Il futuro programma quadro dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione (FP10), destinato a succedere a Horizon Europe, è attualmente in fase di elaborazione e dibattito. Tra i temi al centro della discussione figura la possibile partecipazione di Israele, già associato con successo ai precedenti programmi, ma ora oggetto di forti critiche per il massacro avviato lo scorso 7 ottobre 2023 lungo la Striscia di Gaza.
A rilanciare l’ennesima questione di opportunità sull’adesione di Israele ai programmi (e in particolare ai fondi) europeai sono stati gli europarlamentari Lynn Boylan, Kathleen Funchion, Rima Hassan e Anthony Smith, chiedendo alla Commissione Europea, di riferire nel merito del diritto all’inclusione di Israele ai fondi europei. Risorse, per trattato, che dovrebbero essere stanziate solo ai Paesi democratici e rispettosi dei diritti umani.
Difficile, però, aspettarsi una risposta soddisfacente e coerente da parte dell’Esecutivo europeo di Ursula von der Leyen, secondo il quale, come dichiarato dalla commissaria Ekaterina Zaharieva, l’adesione di Israele ai programmi europei, partita dal 1996, ha rappresentato “una storia di successo, con benefici reciproci in settori prioritari come tecnologie dell’informazione, salute, manifattura avanzata, cambiamenti climatici, energia e biotecnologie”.
Non volendo, poi, scontentare nessuno (visto il peso politico dello Stato interessato), la Zaharieva ha chiarito che, allo stato attuale, è prematuro stabilire quali Paesi potranno partecipare al FP10, poiché la proposta formale della Commissione non è ancora stata adottata e il programma è ancora oggetto di discussione tra i co-legislatori europei.
Eppure, sul fronte del rispetto dei diritti umani e della eligibilità dei Paesi, l’Unione europea chiede anche al più “micragnoso” beneficiario di rispettare i valori fondamentali sanciti dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea, tra cui la tutela dei diritti umani. Impegno, di conseguenza, che dovrebbe essere confermato senza troppi giri di parole anche per il finanziamento delle attività di ricerca e innovazione.
Ma, come rilevato in più occasioni, le Università israeliane, vincitrici di fondi Horizon europe, hanno svolto attività di ricerca per il settore della difesa, andando oltre il limite imposto dal programma che, meglio rimarcarlo, prescrive che le attività finanziate nell’ambito di Horizon Europe devono avere esclusivamente finalità civili. Principio che si spera possa essere mantenuto (e finalmente applicato) anche nel prossimo FP10.
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