16 Agosto 2026
Europa

Guterres commemora Hiroshima senza mai nominare gli Stati Uniti come autori del bombardamento

Nell’81° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha diffuso un messaggio commemorativo , letto, secondo la prassi, dall’Alta rappresentante per gli Affari del Disarmo Izumi Nakamitsu, senza mai citare gli Stati Uniti come il Paese che sganciò la bomba. Non si tratta di un caso isolato: anche negli anni precedenti, nei messaggi in occasione degli anniversari di Hiroshima e Nagasaki, Guterres non ha mai nominato direttamente Washington come responsabile degli attacchi.

Un’omissione che pesa.

Il punto è tutt’altro che marginale. Guterres ha invitato il mondo a interrogarsi se siano state apprese “le lezioni forgiate nel fuoco” 81 anni fa e se l’umanità sceglierà “un futuro di pace” o continuerà a vivere “sotto l’ombra dell’annientamento nucleare”, denunciando un’epoca di “divisione geopolitica crescente, sfiducia in aumento e competizione che si intensifica”, in cui le norme che hanno finora scongiurato una catastrofe atomica sarebbero “sotto pressione”. Un appello a scegliere “il dialogo sulla divisione, la cooperazione sullo scontro”, che tuttavia si scontra con l’assenza, nello stesso messaggio, di qualsiasi riferimento diretto a chi materialmente sganciò la bomba.

Lo stesso silenzio è stato osservato dalle autorità giapponesi: né il primo ministro Sanae Takaichi né il sindaco di Hiroshima Kazumi Matsui hanno nominato gli Stati Uniti come responsabili del bombardamento del 1945 nei rispettivi interventi alla cerimonia commemorativa. Una reticenza che, spiegano osservatori, riflette una consuetudine diplomatica giapponese: i funzionari nipponici tendono a non sottolineare pubblicamente la responsabilità statunitense, sebbene il Museo del Memoriale della Pace di Hiroshima offra informazioni dettagliate sui bombardamenti e i libri di testo scolastici ne trattino la storia in modo approfondito.

I numeri di una strage.

Gli Stati Uniti sganciarono le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki nelle fasi finali della Seconda guerra mondiale, con l’obiettivo dichiarato di accelerare la resa del Giappone: restano, a tutt’oggi, gli unici casi di utilizzo di armi nucleari in un conflitto bellico. Secondo le stime, la bomba su Hiroshima uccise tra le 70mila e le 100mila persone il giorno stesso dell’esplosione; entro la fine del 1945 il bilancio salì a 140mila morti, per le ferite e le conseguenze delle radiazioni. Il numero complessivo delle vittime supera oggi le 350mila.

Un riconoscimento mai arrivato.

Resta un altro punto critico: gli Stati Uniti non hanno mai riconosciuto una responsabilità morale per i bombardamenti, giustificandoli come “necessità militare”. Nemmeno le visite ufficiali ai memoriali si sono tradotte in un gesto di scuse: l’ex presidente Joe Biden, presente al summit G7 di Hiroshima nel maggio 2023, non si scusò per gli attacchi nucleari, così come non lo fece Barack Obama, primo presidente Usa in carica a visitare il memoriale nel 2016. Donald Trump, dal canto suo, non ha mai visitato i memoriali di Hiroshima o Nagasaki, nonostante gli inviti ricevuti dalle due città giapponesi sia durante il suo primo mandato sia dopo il suo ritorno alla Casa Bianca.

foto UN Photo/Eskinder Debebe