Guerra Iran-USA: 13ª notte consecutiva di attacchi americani, Teheran respinge la proposta di tregua
Le forze armate statunitensi hanno portato a termine la tredicesima notte consecutiva di raid contro il territorio iraniano, secondo quanto reso noto dal Comando Centrale statunitense (CENTCOM).
Secondo la nota ufficiale, l’operazione si è conclusa alle 21:00 (ora della East Coast) del 23 luglio e ha colpito centri di comando militare, depositi di droni, reti di comunicazione, siti di sorveglianza costiera e infrastrutture marittime iraniane. Il Pentagono ha spiegato che l’obiettivo dei raid è ridurre la minaccia che l’Iran rappresenta per il traffico civile e commerciale nello Stretto di Hormuz, sottolineando che lo stretto resta comunque transitabile nonostante gli attacchi delle Guardie della Rivoluzione islamica. Il CENTCOM ha inoltre reso noto che oltre 50.000 militari americani sono attualmente dispiegati in Medio Oriente.
Teheran respinge la tregua proposta da Washington.
Secondo quanto riportato dal New York Times, l’Iran ha respinto la proposta di cessate il fuoco presentata dagli Stati Uniti tramite il primo ministro iracheno. Funzionari iraniani avrebbero fatto sapere che Teheran non è interessata a un accordo temporaneo che lascerebbe irrisolta la questione dello Stretto di Hormuz. Il quotidiano non ha fornito dettagli sui termini specifici della proposta.
Il premier iracheno aveva compiuto nei giorni scorsi una visita ufficiale negli Stati Uniti, incontrando il presidente Donald Trump; giovedì si è poi recato a Teheran su invito del presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
L’Iran colpisce basi USA in Bahrein e Giordania.
Nella notte, le forze armate iraniane hanno condotto attacchi con droni contro basi statunitensi in Bahrein e Giordania, colpendo depositi di carburante, magazzini e aree di stazionamento delle truppe americane presso la base aerea di Isa, in Bahrein, e la base di Muwaffaq Salti, in Giordania, secondo quanto riferito dall’agenzia Fars citando l’esercito iraniano.
La Cina e l’ASEAN chiedono la fine immediata del conflitto.
A margine del summit tenutosi mercoledì a Manila, i ministri degli Esteri di Cina e ASEAN hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui chiedono un immediato e completo cessate il fuoco in Medio Oriente. Nel testo, i due blocchi riconoscono che la crisi in corso rappresenta una minaccia grave per la sicurezza dei civili e per la stabilità regionale e globale, con ripercussioni su commercio, investimenti, energia e sicurezza alimentare.
I ministri hanno ribadito l’importanza del dialogo diplomatico e della soluzione pacifica delle controversie in conformità con il diritto internazionale, invitando le parti a rispettare pienamente i termini del cessate il fuoco raggiunto lo scorso 8 aprile nell’ambito del memorandum d’intesa di Islamabad. Hanno inoltre esortato Washington e Teheran a esercitare la massima moderazione, a proteggere le infrastrutture civili, a garantire l’accesso agli aiuti umanitari e a evitare azioni che possano ulteriormente aggravare le tensioni.
Riguardo allo Stretto di Hormuz, la dichiarazione richiama la necessità di garantire un transito sicuro, libero e continuo delle imbarcazioni negli stretti utilizzati per la navigazione internazionale, in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982.
foto courtesy of ADF CPL Michael Rogers
