Guerra in Iran, tre mesi di conflitto (grazie agli americani) costano alle famiglie 2,6 miliardi di euro
Tre mesi di conflitto in Iran e il conto per le famiglie italiane è già salatissimo. Lo ha calcolato Facile.it, che ha stimato in quasi 2,6 miliardi di euro i costi extra sostenuti dagli italiani tra marzo e maggio 2026, per effetto degli aumenti di carburante, bollette energetiche e mutui variabili scatenati dall’impennata del prezzo del petrolio e delle materie prime.
Il carburante, la voce che pesa di più.
La spesa che ha colpito con più forza i bilanci familiari è quella alla pompa. Nonostante l’intervento del governo per contenere i rincari, tra marzo e maggio gli italiani hanno speso circa 2 miliardi di euro in più rispetto a quanto avrebbero sborsato con i prezzi pre-conflitto.
I numeri sono eloquenti: la benzina è passata da 1,65 euro al litro di febbraio a oltre 1,90 euro al litro di maggio, con un aggravio complessivo nei tre mesi stimato in circa 500 milioni di euro. Ancora peggio per il diesel, salito da 1,70 a oltre 2 euro al litro, per un costo extra che supera 1,5 miliardi di euro. Un pieno di benzina da 50 litri, che a febbraio costava mediamente 83 euro, oggi ne costa 97. Per il diesel si è passati da 85 a 101 euro.
Su base annua, considerando una percorrenza di 10.000 chilometri, un automobilista che fa benzina spende oggi circa 1.299 euro, il 18% in più rispetto alle previsioni di inizio anno , ovvero 202 euro in più. Chi usa il diesel arriva a 1.131 euro annui, con un aumento del 20%, pari a 191 euro aggiuntivi.
Il settore degli autotrasporti porta il dato all’estremo: per una tratta di 3.000 chilometri, un camion spendeva 1.283 euro di gasolio prima del conflitto. Oggi ne spende 1.543, cioè 260 euro in più a viaggio.
Bollette: il gas sale del 15%.
La seconda voce sotto la lente è quella delle forniture energetiche domestiche. Per le famiglie con contratto a prezzo indicizzato nel mercato libero, la stima di Facile.it indica circa 50 euro di spesa aggiuntiva tra marzo e maggio.
È il gas a farsi sentire di più: una famiglia tipo con consumi annui di 1.100 standard metri cubi spenderà oltre 300 euro nelle bollette di marzo, aprile e maggio, con un rincaro di circa il 15% , 40 euro in più , rispetto a quanto avrebbe pagato senza gli aumenti legati al conflitto. L’elettricità pesa di meno ma non è immune: per una famiglia con consumi annui di 2.000 kWh, le bollette del trimestre arriveranno a quasi 160 euro, il 5% in più rispetto allo scenario senza guerra.
Il totale dell’impatto sulle bollette luce e gas per i soli tre mesi in esame è stimato in circa 600 milioni di euro per le famiglie con contratti variabili. Guardando ai prossimi dodici mesi, la proiezione è ancora più pesante: chi ha un contratto indicizzato spenderà in media 2.120 euro tra luce e gas, l’8% in più , 172 euro , rispetto ai 1.948 euro previsti prima dello scoppio del conflitto.
Mutui variabili, l’Euribor riprende a salire.
Il terzo fronte di preoccupazione riguarda chi ha un mutuo a tasso variabile. La Banca Centrale Europea non ha ancora mosso i tassi di riferimento, ma i mercati stanno già scontando un intervento imminente: l’Euribor, l’indice che determina le rate dei mutui variabili, è salito di circa 20 punti base dall’inizio del conflitto, con picchi di 28 punti base sull’Euribor a tre mesi.
Per un mutuo variabile standard , 126.000 euro da restituire in 25 anni, a copertura del 70% del valore dell’immobile , questo si è tradotto in un aumento di circa 5 euro nella rata di aprile e di altri 5 euro in quella di maggio. Numeri ancora contenuti, ma la direzione preoccupa. Guardando ai futures aggiornati al 25 maggio 2026, la rata media potrebbe arrivare a circa 655 euro entro fine anno. Considerando che a gennaio 2026 era pari a 615 euro, l’aumento complessivo nell’arco del 2026 si avvicinerebbe a 40 euro mensili.
Per chi è alla ricerca di un nuovo mutuo, i migliori tassi disponibili oggi partono dal 2,99% per il fisso e dal 2,37% per il variabile , valori destinati a cambiare se la crisi dovesse prolungarsi.
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