15 Aprile 2026
Politica

Guerra in Iran, Greenpeace: “Le compagnie petrolifere hanno guadagnato 2,5 miliardi in più a marzo”

Mentre la guerra in Iran fa salire i prezzi alla pompa in tutta Europa, le compagnie petrolifere incassano. Nel solo mese di marzo 2026, le aziende del settore attive nell’Unione europea hanno realizzato circa 2,5 miliardi di euro di extra-profitti rispetto al periodo gennaio-febbraio, pari a 81,4 milioni di euro al giorno. È quanto emerge da uno studio condotto dall’esperto di energia Steffen Bukold per Greenpeace Germania, che ha analizzato i margini su benzina e diesel in tutti i Paesi UE, Italia inclusa.

Il meccanismo è semplice e già visto: i prezzi alla pompa sono aumentati più di quelli del greggio, ampliando i margini di profitto delle società petrolifere a spese dei consumatori. Un fenomeno che Greenpeace definisce speculazione e che chiede ai governi europei di fermare con una tassa straordinaria permanente sugli extraprofitti del settore oil & gas.

Il conto dell’Italia.

Nel nostro Paese gli extra-profitti si sono attestati a 10,4 milioni di euro al giorno, interamente riconducibili all’aumento del margine sul diesel, cresciuto di 0,144 euro al litro dall’inizio del conflitto. Un dato che colloca l’Italia, insieme a Germania, Francia e Spagna, tra i Paesi UE dove l’impatto sulle tasche dei cittadini è stato più pesante.

“Mentre le persone muoiono in Medio Oriente e milioni di cittadini in Europa subiscono l’impennata dei prezzi dell’energia, i nostri governi permettono alle compagnie petrolifere di continuare ad arricchirsi”, ha dichiarato Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia. La richiesta al governo Meloni è diretta: “Smettere di andare in Algeria a cercare altro gas e di prolungare la vita alle centrali a carbone, per investire nel solare e nell’eolico prodotti in Italia. Come? Tassando chi si intasca miliardi grazie alle guerre, mentre le famiglie e le imprese italiane ne pagano il conto”.

Cosa si potrebbe fare con quei soldi.

Greenpeace ha tradotto gli extra-profitti in termini concreti: con risorse equivalenti, i governi europei potrebbero finanziare ogni mese circa 60 milioni di abbonamenti gratuiti ai trasporti pubblici, oppure erogare un contributo di 60 euro mensili a 40 milioni di persone in difficoltà con le bollette energetiche.

La proposta, che l’associazione aveva già avanzato durante la discussione della legge di bilancio, è quella di introdurre una tassa aggiuntiva permanente sugli utili delle società petrolifere e del gas, destinando le risorse a tre obiettivi: alleggerire le bollette dei cittadini, accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili e sostenere le comunità già colpite dalla crisi climatica.

Non è la prima volta che l’Europa si trova di fronte a questo dilemma: anche all’inizio della guerra in Ucraina i profitti delle major energetiche esplosero, e la risposta dei governi fu una tassa sugli extra-profitti di breve durata, presto smantellata o aggirata. Greenpeace chiede che questa volta la misura sia strutturale. La guerra, nel frattempo, continua.