Guerra contro l’Iran, La Sinistra: “Addio alla Nato e sanzioni a USA e Israele”
Il 28 febbraio 2026 è una data che resterà nella storia. Stati Uniti e Israele, seguendo l’unilateralismo che da deceni li caratterizza, hanno lanciato un’operazione militare congiunta contro l’Iran. Il bilancio, come noto, è pesantissimo.
In questo contesto, l’eurodeputata spagnola Irene Montero, del gruppo La Sinistra, ha definito l’operazione militare contro l’Iran un attacco illegale, contrario al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite, che deve spingere l’UE a trarne le conseguenze politiche con la stessa coerenza applicata ad altri casi di aggressione internazionale.
Cosa fa l’Europa per fermare la guerra?
Montero chiede quali misure concrete l’Alto Rappresentante intenda adottare per promuovere una de-escalation immediata e il rispetto del diritto internazionale. Una domanda legittima, a cui Bruxelles dovrà rispondere con qualcosa di più sostanzioso delle solite dichiarazioni di “profonda preoccupazione”, come confermano le “note del caminetto” del SEAE.
L’UE ha finora mantenuto un profilo basso sull’operazione, limitandosi a richiamare genericamente il rispetto del diritto internazionale. Ma con oltre 1500 civili morti e una guerra aperta tra tre potenze della regione, il margine per le mezze misure si restringe rapidamente.
Sanzioni a USA e Israele.
È qui che l’interrogazione entra in territorio inesplorato. Montero chiede esplicitamente se l’Alto Rappresentante proporrà sanzioni e un embargo totale sulle armi nei confronti degli Stati Uniti e di Israele, invocando il principio di coerenza: “Se l’UE ha adottato misure simili in altri casi di aggressione internazionale perché non le applica anche in questo?”.
Il riferimento implicito è alle sanzioni contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. La logica è stringente sulla carta: se il criterio è la violazione del diritto internazionale, dovrebbe applicarsi a tutti. Nella pratica politica, tuttavia, equiparare Washington a Mosca, o Tel Aviv alla capitale della Federazione Russa, è un salto che nessun governo europeo è oggi disposto a compiere. L’interrogazione lo sa e lo dice implicitamente.
La proposta di embargo sulle armi agli USA è, in termini pratici, fantapolitica istituzionale. Ma come esercizio di coerenza giuridica e politica, la domanda di Montero è difficile da respingere con argomenti solidi senza ammettere che esiste un doppio standard tra le alte sfere dell’Ue.
Fuori dalla NATO.
La terza richiesta è la più dirompente. Montero chiede all’Alto Rappresentante se ritenga che la partecipazione degli Stati membri a strutture militari integrate sotto guida americana comprometta l’autonomia europea e la pace, e se intenda promuovere iniziative affinché i Paesi dell’UE escano dalla NATO e vietino l’uso di basi militari e del territorio europeo per questa guerra.
È una posizione che raccoglie consensi limitati ma non irrilevanti in alcune frange della sinistra europea e in alcuni movimenti pacifisti. E che arriva in un momento in cui il dibattito sull’autonomia strategica europea, alimentato anche dalle tensioni con l’amministrazione Trump, è più vivo che mai.
La domanda sulla NATO, tuttavia, si scontra con una realtà geopolitica solida: la grande maggioranza dei governi europei considera l’Alleanza Atlantica uno scudo irrinunciabile, e l’idea di uscirne, soprattutto mentre la Russia continua la guerra in Ucraina, è considerata politicamente impraticabile dalla quasi totalità delle forze di governo del continente.
Una voce isolata, ma non insignificante.
Sarebbe sbagliato liquidare l’interrogazione di Montero come una provocazione priva di conseguenze. Al contrario, essa svolge una funzione precisa nel dibattito democratico europeo: obbligare le istituzioni a esplicitare le proprie contraddizioni.
Se l’UE sostiene di fondare la propria politica estera sul diritto internazionale e sulla coerenza dei principi, deve rispondere perché gli stessi strumenti applicati ad altri aggressori non si applicano quando l’aggressore si chiama Stati Uniti o Israele.
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