Grecia, petizione contro il “Dentist pass”: accuse di discriminazione ai danni dei bambini poveri.
Una petizione presentata al Parlamento europeo da un cittadino greco, Andreas Bardakis, accende i riflettori su un presunto caso di discriminazione infantile legato al programma sanitario “Dentist pass” in Grecia.
Il caso: il “Dentist pass” e il requisito del telefono di ultima generazione.
Il firmatario denuncia che il governo greco, attraverso il programma “Dentist pass” destinato ai minori, richiederebbe per l’accesso un telefono cellulare con tecnologia di comunicazione in prossimità (NFC).
Una condizione che, secondo Bardakis, esclude i bambini che vivono in povertà estrema e non possiedono dispositivi di nuova generazione, impedendo loro di usufruire delle cure odontoiatriche gratuite previste.
L’uomo ha già presentato un reclamo al difensore civico greco, ma la denuncia è stata dichiarata irricevibile.
La petizione arriva a Bruxelles.
La Commissione per le petizioni del Parlamento europeo ha dichiarato il caso ricevibile il 26 ottobre 2023, invitando la Commissione europea a fornire chiarimenti.
La risposta dell’esecutivo Ue, arrivata l’8 settembre 2025, riconosce l’importanza del principio di non discriminazione, sancito dall’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e del diritto dei minori all’assistenza sanitaria, previsto dall’articolo 35.
L’Ue: “La sanità è competenza nazionale”.
Bruxelles, tuttavia, ha chiarito che i margini d’intervento dell’Unione sono limitati dai trattati.
Ai sensi dell’articolo 168, paragrafo 7, del Trattato sul funzionamento dell’Ue, l’organizzazione dei servizi sanitari resta competenza esclusiva degli Stati membri.
La Commissione, quindi, non può agire direttamente sul caso del “Dentist pass” o su eventuali discriminazioni derivanti dal suo funzionamento.
L’Ue e i diritti dei minori: un’assenza pesante.
Nella risposta, la Commissione ha inoltre ricordato che l’Unione europea non è parte della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, a differenza dei suoi Stati membri.
Un’assenza significativa per un’istituzione che fa spesso della tutela dei minori un tema centrale del proprio discorso politico.
Secondo la Convenzione Onu, all’articolo 2 e all’articolo 24, ogni Stato deve garantire che nessun minore venga privato dell’accesso ai servizi sanitari per ragioni di origine sociale o economica.
Le raccomandazioni europee. Hanno senso?
Pur non potendo intervenire direttamente, la Commissione richiama la raccomandazione (UE) 2021/1004 del Consiglio, che istituisce la Garanzia europea per l’infanzia.
Il documento invita gli Stati membri a garantire ai minori bisognosi l’accesso effettivo e gratuito all’assistenza sanitaria, inclusi i programmi odontoiatrici.
Conclusioni: Bruxelles chiama (come sempre) in causa gli Stati membri.
In chiusura, la Commissione ribadisce che la responsabilità ultima spetta alle autorità nazionali: “Sono gli Stati membri, comprese le autorità giudiziarie, a dover assicurare che i diritti fondamentali siano rispettati e tutelati in materia sanitaria, nel rispetto delle leggi nazionali e degli obblighi internazionali”.
foto Joseph Oseph Shohmelian da Pixabay.com
