Gradimento di Alessandra Todde, al via lo “scontro tra polli” sulla questione morale
È botta e risposta tra Movimento 5 Stelle e Lega in Sardegna, dopo la pubblicazione del Governance Poll del Sole 24 Ore che fotografa il gradimento (non per tutti) dei presidenti di Regione. I pentastellati, con toni tranchant, hanno attaccato la Lega evocando la solita vicenda dei 49 milioni di euro (qualche volta si potrebbe rinnovare il proprio repertorio): “Ci vuole coraggio a parlare — affermano — quando si è parte di un partito condannato per aver rubato 49 milioni ai cittadini italiani”. Ma se da un lato è vero che la Lega non ha mai brillato per trasparenza nella gestione della vicenda giudiziaria, dall’altro il fronte del “campo largo” sardo — con il M5S in testa — farebbe bene a evitare di salire sul pulpito dei moralizzatori.
Nel solo primo anno e mezzo di legislatura, infatti, il “governo dei migliori” guidato da Alessandra Todde e soci del Campo largo, ha già elargito oltre 220 milioni di euro tra manovra e assestamento di bilancio: una cifra ben superiore ai 49 milioni di cui si accusa la Lega. Numeri alla mano, dunque, la narrazione di una gestione “sobria, casta e pura” fatica a reggere, specie se si considera il contesto di spesa pubblica e le dinamiche poco trasparenti che continuano a sollevare interrogativi anche sotto il nuovo governo regionale.
Insomma, in un’isola che cerca risposte concrete su lavoro, sanità e trasporti, il dibattito politico (sempre più povero di contenuti e protagonisti), rischia di trasformarsi in un teatrino di accuse reciproche. E forse — viene da dire — prima di ergersi a paladini dell’onestà, sarebbe il caso per tutti, da Ale Todde in giù, di fare un po’ di silenzio. “Please, shut up”, verrebbe da dire sentendo le ultime dichiarazioni del Movimento 5 Stelle Sardegna, per il quale “c’è chi lavora ogni giorno per i cittadini, mentre dall’altra parte c’è chi per cinque anni ha tentato di saccheggiare l’isola. Noi non siamo come voi”. Esatto! Questi sono capaci di andare ben oltre i 49 milioni di euro. Di nascondersi dietro gli emendamenti degli assessorati per nascondere le proprie responsabilità.
Senza contare, sempre restando nel campo dell’opportunità, che alla presidenza del Consiglio c’è ancora il segretario regionale del Partito Democratico, Piero Comandini e che nella XVI Legislatura, quando c’erano “i brutti e disonesti” del centrodestra e sullo scranno più alto dell’Aule di via Roma c’era il coordinatore regionale della Lega, Michele Pais, per mesi il centrosinistra aveva frantumato la benemerita sulla questione dell’incompatibilità con la carica di Presidente del Consiglio regionale. Oggi, invece, va tutto bene per la sinistra da comodino. Anche tenersi una “decaduta” alla presidenza della Regione.
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