8 Ottobre 2026
Politica

Governo e Parlamento: come cambiano i rapporti dal Governo Conte a quello Meloni.

La collaborazione tra Governo e Parlamento resta centrale nella forma di governo parlamentare italiana, ma lo fa secondo logiche sempre più fluide e adattate ai tempi. È quanto emerge dall’analisi “Vecchi e nuovi trend dell’attività legislativa” condotta da Insight Lab, il centro studi di Bistoncini Partners, società di lobbying in Italia, che ha incrociato dati su iniziativa legislativa, sindacato ispettivo e Legge di Bilancio nel periodo compreso tra i governi Conte II, Draghi e Meloni.

Lo studio evidenzia che l’iniziativa governativa continua a dominare l’attività legislativa, con il 70% delle leggi approvate attribuibile all’esecutivo. Un dato che ha toccato l’apice con il Governo Conte II (89,3%) in piena emergenza Covid. Tuttavia, l’attuale legislatura registra un parziale risveglio del Parlamento, che contribuisce con oltre il 30% delle leggi approvate, sebbene su temi spesso marginali.

Il Governo Meloni si allinea alle richieste del Quirinale e riduce l’uso dei cosiddetti decreti “minotauro”, quelli che accorpano norme eterogenee. Tuttavia, la pressione sulle Camere non cala: l’ampio ricorso alla decretazione d’urgenza – sebbene inferiore rispetto all’epoca Draghi – continua a occupare gran parte dell’agenda parlamentare. Positivo, però, il fatto che la maggior parte dei decreti-legge segua ora un iter autonomo e più ordinato.

Altro fenomeno che si consolida è quello del monocameralismo di fatto: la gran parte dei provvedimenti viene approvata in una sola lettura, con pochissime modifiche nei passaggi tra Camera e Senato. Una strategia che – secondo lo studio – riflette la crescente influenza degli uffici legislativi governativi, sempre più protagonisti nel pilotare l’iter normativo per evitare rallentamenti o emendamenti sgraditi.

Sul fronte del sindacato ispettivo, lo studio osserva un calo delle interrogazioni e un boom degli ordini del giorno (odg). Strumenti formalmente meno vincolanti, ma considerati più efficaci politicamente, anche per la loro capacità di generare dibattito parlamentare e visibilità sui social media. Tuttavia, il successo degli odg dell’opposizione è in netto calo: solo il 30% viene accolto, contro oltre il 60% della scorsa legislatura.

La manovra 2025 è il primo vero banco di prova della maggioranza Meloni, e lo studio rileva un maggiore attivismo parlamentare, con più emendamenti pro capite rispetto al passato e un aumento delle modifiche al testo originario. Tuttavia, l’impatto finanziario resta contenuto. La Camera ha avuto quasi due mesi per l’esame, mentre il Senato si è trovato con tempi ridotti e margini operativi quasi nulli, confermando il trend del monocameralismo.

Infine, un segnale di continuità e stabilità politica: a differenza del passato, con numerosi cambi di gruppo nelle fasi di transizione tra governi, nella XIX legislatura i “cambi di casacca” sono stati sporadici, grazie alla coincidenza tra maggioranza uscita dalle urne e quella che sostiene l’esecutivo Meloni.