8 Giugno 2026
Europa

Gli Usa sparano ancora sull’Iran, ma “il cessate il fuoco regge”

Gli Stati Uniti hanno condotto nuovi attacchi aerei contro l’Iran, colpendo un sito militare sulla costa meridionale del Paese e abbattendo quattro droni iraniani nello Stretto di Hormuz. Eppure, secondo Washington, il cessate il fuoco regge. È questa la contraddizione al cuore dell’attuale fase del conflitto: raid ripetuti presentati come gesti difensivi, in un equilibrio sempre più precario.

Le forze statunitensi hanno anche distrutto una stazione di controllo a terra a Bandar Abbas, da cui stava per essere lanciato un quinto drone. Azioni , secondo il CENTCOM, “misurate, puramente difensive e finalizzate a preservare il cessate il fuoco”. Una formula che suona quasi paradossale, ma che Washington continua a riproporre.

Si tratta del secondo attacco americano in Iran nell’arco di una settimana. Lunedì scorso il Comando Centrale aveva già confermato una serie di “strike difensivi” contro siti di lancio missilistico e imbarcazioni iraniane accusate di tentare di posare mine nello Stretto di Hormuz , l’arteria attraverso cui transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale.

Sul fronte diplomatico, Trump ha respinto una proposta che avrebbe affidato a Iran e Oman , mediatore chiave nei colloqui , la supervisione congiunta del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Il presidente ha ribadito che Teheran non deve avere alcun controllo sullo strategico passaggio, che intende trattare come acque internazionali sotto la vigilanza americana. “Voglio che siano gli Stati Uniti a controllarlo”, ha detto senza mezzi termini.

Una posizione che complica ulteriormente i negoziati e che lascia aperta la domanda su quanto a lungo un cessate il fuoco a colpi di raid possa ancora chiamarsi tale.

foto thewhitehouse.gov