Gli USA scaldano i muscoli anche nei Caraibi.
Esercitazioni anfibie dei Marines statunitensi a Porto Rico e un nuovo attacco contro una presunta imbarcazione di narcos nei Caraibi, costato la vita a tre persone, fanno salire la tensione geopolitica nella regione.
Il messaggio militare degli Stati Uniti.
Il Comando Sud Usa ha diffuso un video in cui la 22ª Unità di Spedizione dei Marines si addestra con il supporto di elicotteri e mezzi anfibi. Operazioni descritte come attività “contro il traffico illecito di droga” e in difesa degli interessi nazionali.
La concentrazione di forze e mezzi, tuttavia, alimenta dubbi sulle reali intenzioni di Washington. Fonti militari e analisti internazionali parlano di un messaggio diretto al presidente venezuelano Nicolás Maduro e ai vertici delle Forze armate bolivariane.
La Roosevelt Roads torna operativa.
Un altro segnale arriva dal rinnovamento della base navale di Roosevelt Roads, chiusa dal 2004 e ora in fase di riattivazione. La struttura, strategica nel cuore dei Caraibi, sta vedendo la riqualificazione di piste e infrastrutture. Interventi analoghi sono in corso presso aeroporti a Porto Rico e Saint Croix, a poche centinaia di chilometri dal Venezuela.
“Sono mosse pensate per far tremare il regime di Maduro e creare fratture interne”, afferma Christopher Hernandez-Roy, analista del Center for Strategic and International Studies.
Washington accelera, il Congresso non vota.
Il Dipartimento di Giustizia ha ribadito che l’amministrazione Trump non necessita dell’approvazione del Congresso per proseguire gli attacchi contro presunti narcotrafficanti, sostenendo che non rientrano nelle “ostilità” previste dalla War Powers Resolution del 1973.
Dallo scorso 4 settembre gli Usa hanno effettuato almeno 15 raid uccidendo 64 persone, secondo fonti ufficiali. Per la Casa Bianca si tratta di un conflitto “non internazionale”, mirato alla sicurezza nazionale.
La reazione russa.
Mosca condanna “l’uso eccessivo della forza” nelle operazioni antidroga statunitensi e chiede di evitare un’escalation, ma allo stesso tempo lascia intendere la possibilità di inviare sistemi missilistici a Caracas, evocando “sorprese” per Washington.
La situazione riporta alla mente la crisi dei missili del 1962, con il più massiccio dispiegamento navale Usa nella regione da allora.
Trump non esclude, ma non conferma l’attacco.
Intervistato dalla CBS, Donald Trump dichiara di “non credere” che gli Stati Uniti entreranno in guerra contro il Venezuela, ma ha evitato di fornire conferme sui piani militari.
Pur negando l’intenzione di lanciare un attacco, il presidente definisce Maduro “con i giorni contati” e accusa Caracas di favorire l’immigrazione di criminali negli Stati Uniti.
foto https://www.president.gov.ua/
