Gli Stati Uniti completano l’undicesima notte di attacchi contro l’Iran
Le forze armate statunitensi hanno portato a termine un’altra ondata di raid contro obiettivi in territorio iraniano, come reso noto dal Comando centrale statunitense (CENTCOM) in un comunicato diffuso sul social network X.
Secondo quanto dichiarato dal comando, i raid hanno colpito centri operativi militari iraniani, infrastrutture navali, hangar per aeromobili, depositi per droni e strutture logistiche militari. Le operazioni sono iniziate alle 19:00 ora della costa orientale statunitense (23:00 GMT) e, secondo il CENTCOM, sono finalizzate a continuare a indebolire la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.
Il comando ha inoltre reso noto che, nel corso degli ultimi tre mesi, l’Iran avrebbe attaccato oltre 30 navi mercantili in transito nello stretto. Nonostante ciò, secondo il CENTCOM lo Stretto di Hormuz resterebbe aperto al traffico commerciale: dall’inizio di maggio le forze statunitensi avrebbero contribuito al passaggio di circa 900 imbarcazioni commerciali e al trasporto di circa 450 milioni di barili di petrolio greggio nell’area.
Colpite tre località nella provincia di Bushehr.
Nella notte tra martedì e mercoledì, le forze statunitensi hanno colpito tre siti nella provincia sudoccidentale di Bushehr, tra cui un’area che ospita un importante impianto nucleare, secondo quanto riportato dai media di stato iraniani. Ehsan Jahanian, vicegovernatore di Bushehr per gli affari politici e di sicurezza, ha riferito all’agenzia IRNA che sono state udite esplosioni nelle contee di Bushehr e Dashti in seguito ai raid. Uno degli attacchi avrebbe colpito l’area intorno a Khormoj, capoluogo della contea di Dashti, senza provocare vittime, secondo Jahanian.
I raid sono giunti nel quadro di una nuova ondata di attacchi lanciata dagli Stati Uniti su diverse aree del Paese nelle prime ore di mercoledì, con l’attivazione delle difese aeree attorno a Teheran e segnalazioni di attacchi in varie zone dell’Iran.
Trump: “Nessun interesse a incontrare Teheran”.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che Washington non ha “alcun interesse” a incontrare l’Iran finché quest’ultimo non si dimostrerà disposto ad avviare negoziati nucleari “significativi”. Parlando durante un incontro alla Casa Bianca con il presidente libanese Joseph Aoun, Trump ha sostenuto che l’Iran sarebbe “disperato” nel voler avviare un dialogo, ma non avrebbe ancora offerto le condizioni richieste da Washington.
Ribadendo che l’Iran “non può avere un’arma nucleare”, il presidente ha affermato che gli Stati Uniti starebbero indebolendo il Paese “a livelli che nessuno riteneva possibili”, sostenendo che, qualora Washington si ritirasse ora dal conflitto, Teheran impiegherebbe tra i 20 e i 25 anni per ricostruire le proprie capacità. Trump ha inoltre definito il conflitto “tutt’altro che concluso” e ha paragonato l’operazione contro l’Iran a quella condotta in Venezuela, definendo quella iraniana “più grande”.
Interrogato sull’eventuale trasferimento di centrifughe nucleari iraniane verso il sito di Pickaxe Mountain, Trump ha risposto di ritenere possibile che ciò sia avvenuto, pur ammettendo di non disporne conferma certa. Ha aggiunto che Washington segue soprattutto gli spostamenti del materiale nucleare, poiché è quello il fattore determinante, e ha lasciato intendere che l’area sarà colpita “molto presto, e molto pesantemente”.
La scorsa settimana Trump era stato informato nella Situation Room su alcune opzioni per un’ulteriore escalation del conflitto, tra cui un’eventuale operazione per il controllo dell’isola di Kharg , importante terminal petrolifero iraniano , e attacchi aerei contro le strutture nucleari di Pickaxe Mountain.
Un conflitto che prosegue nonostante l’intesa di giugno.
Le tensioni nella regione si sono intensificate a partire da febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva congiunta contro l’Iran, al quale Teheran ha risposto con attacchi con droni e missili contro le nazioni del Golfo che ospitano basi statunitensi. A giugno, Washington e Teheran avevano firmato un memorandum d’intesa, mediato dal Pakistan, per porre fine al conflitto e avviare un percorso verso una pace duratura. Nonostante l’accordo, gli scontri sono ripresi con forza la scorsa settimana proprio a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz, con un nuovo scambio di attacchi tra le parti.
foto thewhitehouse.gov
