Gli ospedali italiani inquinano: il sistema sanitario responsabile del 5% delle emissioni globali
C’è un paradosso che la medicina non ama raccontare: gli ospedali, i luoghi deputati a guarire le persone, contribuiscono in modo significativo a rendere il pianeta più malato. Un convegno tenutosi a Roma, “Three Horizons for Health”, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità insieme all’AUSL della Romagna e con il supporto dell’OMS, ha messo al centro del dibattito una questione troppo spesso rimossa: la sostenibilità ambientale dei sistemi sanitari.
Secondo il report Lancet Countdown 2024, i sistemi sanitari sono responsabili di circa il 5% delle emissioni globali di gas serra, contribuendo così indirettamente ai cambiamenti climatici che influenzano la salute delle popolazioni. Una percentuale che può sembrare modesta, ma che in termini assoluti equivale alle emissioni di interi Paesi di medie dimensioni.
Cosa si intende per “sanità che inquina”.
Le fonti di emissione nel settore sanitario sono molteplici e spesso poco visibili. Ci sono quelle dirette, il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici ospedalieri, le flotte di ambulanze e veicoli di servizio, i gas anestetici che vengono dispersi nell’atmosfera, e quelle indirette, legate all’enorme catena di approvvigionamento che alimenta ospedali, cliniche e farmacie: produzione di farmaci, dispositivi medici, guanti e presidi monouso, trasporti di merci e persone.
Il modello inglese: zero emissioni nette entro il 2040.
Il termine di confronto più avanzato è il sistema sanitario britannico. Robin Simpson, responsabile dell’analisi dei dati per il programma Greener NHS, l’iniziativa del sistema sanitario inglese che punta a diventare il primo al mondo a zero emissioni nette, ha mostrato le finalità dei Piani verdi locali di cui le organizzazioni del sistema sanitario britannico devono dotarsi a partire dal 2021, evidenziando la necessità di avere dati più granulari e specifici per migliorare la capacità di monitoraggio.
L’NHS britannico ha fissato un obiettivo ambizioso: azzerare le emissioni dirette entro il 2040 e quelle legate alla catena di approvvigionamento entro il 2045. Per arrivarci sta lavorando su più fronti: elettrificazione dei trasporti, riduzione dei gas anestetici più inquinanti, efficienza energetica degli edifici, acquisti sostenibili e riduzione degli sprechi.
L’Italia: consapevolezza in crescita, azioni ancora insufficienti.
In Italia la consapevolezza del problema sta crescendo, ma le azioni concrete restano frammentate e senza una regia nazionale. Tra le priorità emerse dal convegno romano: rafforzare la governance, investire in innovazione tecnologica, migliorare il monitoraggio delle emissioni e promuovere la formazione degli operatori sanitari. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema sanitario capace di tutelare la salute della popolazione riducendo al contempo il proprio impatto ambientale.
