9 Maggio 2026
Sardegna

Gli europei vivono più a lungo: 81,5 anni in media. Ma non ovunque

Gli europei vivono più a lungo. Nel 2024 la speranza di vita alla nascita nell’Unione Europea ha raggiunto 81,5 anni, un nuovo massimo storico che segna il pieno recupero dopo il crollo provocato dalla pandemia, quando nel 2021 il dato era scivolato a 80,1 anni, il livello più basso dell’ultimo decennio.

Il rimbalzo è costante dal 2022, e il 2024 supera anche il pre-Covid: nel 2019 la media europea si fermava a 81,3 anni. Due decimi in più possono sembrare poca cosa, ma su scala continentale rappresentano milioni di anni di vita guadagnati.

La media, però, racconta solo una parte della storia. A livello regionale le differenze sono tali da rendere quasi paradossale parlare di un’unica Europa della salute.

In cima alla classifica c’è la Comunidad de Madrid, con 85,7 anni di speranza di vita, un primato europeo. Seguono le Province Autonome di Trento e Bolzano e la regione di Stoccolma, tutte a quota 85,0 anni. Territori benestanti, con sistemi sanitari efficienti, alta qualità della vita, buone abitudini alimentari e forte coesione sociale.

All’estremo opposto, tre regioni bulgare: Severozapaden si ferma a 73,9 anni, Severen Tsentralen a 74,9, Severoiztochen a 75,4. A queste si aggiungono Mayotte, il territorio francese nell’Oceano Indiano, caso a parte per ragioni strutturali, e una regione dell’Ungheria settentrionale a 75,1 anni.

Il divario tra Madrid e la Bulgaria nord-occidentale è di quasi dodici anni. Dodici anni di vita in meno, a seconda di dove si nasce, all’interno della stessa Unione Europea. Una diseguaglianza che non ha nulla di naturale e tutto di politico.

Le donne vivono più a lungo.

Nel 2024 le donne europee hanno una speranza di vita di 84,1 anni, gli uomini di 78,9. Un divario di 5,2 anni che si ripete strutturalmente in tutta l’Unione, ma con variazioni significative tra Paesi.

In Lettonia le donne vivono 9,8 anni più degli uomini, il gap più ampio dell’UE. Seguono Lituania con 8,6 anni ed Estonia con 8,4. Nei Paesi baltici il fenomeno è amplificato da fattori ben documentati: mortalità maschile precoce legata ad alti tassi di alcolismo, incidenti, malattie cardiovascolari non trattate e una cultura della salute maschile storicamente deficitaria.

All’opposto, Paesi Bassi, Svezia e Irlanda registrano i gap più contenuti, rispettivamente 2,8, 3,1 e 3,4 anni, in linea con sistemi sanitari più equi, stili di vita più omogenei tra i sessi e una maggiore attenzione alla salute maschile come questione di sanità pubblica.

Un record che non cancella le diseguaglianze.

L’aumento della speranza di vita è una buona notizia. Ma i dati Eurostat fotografano un’Europa a più velocità anche sul fronte della longevità, con fratture geografiche che ricalcano quelle economiche e sociali già note.

Vivere a Madrid o a Bolzano significa avere davanti, statisticamente, quasi un decennio in più rispetto a chi nasce nelle regioni più povere della Bulgaria. È un dato che dovrebbe stare al centro di qualsiasi discussione seria sulle politiche di coesione europea, molto più di tante altre priorità di Bruxelles.

foto Sardegnagol, riproduzione riservata