11 Agosto 2026
CulturaPoliticaSardegna

Giovani, solo 3 neodiplomati su 10 sanno cosa fare dopo la maturità. L’orientamento si conferma una “chiavica” in Italia.

Cosa fare dopo l’esame di maturità? Una domanda cruciale, capace di determinare il futuro professionale e personale di migliaia di giovani. Eppure, solo il 29% dei maturandi afferma di avere le idee chiare sul proprio percorso post diploma.
A rivelarlo è l’Osservatorio “Giovani e Orientamento”, realizzato da Skuola.net insieme a Gi EDU, la divisione di Gi Group dedicata all’orientamento scolastico e universitario, che ha raccolto le opinioni di 1.000 neodiplomati sulle loro prospettive future.

Italia fanalino di coda in Europa per mismatch tra scuola e lavoro.

Uno dei motivi principali di questa incertezza, spiegano gli analisti, è il mismatch tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle offerte dai giovani.
Una distanza che riflette la debolezza dell’attività di orientamento nelle scuole italiane, ancora poco efficace nel collegare istruzione e occupazione.

Scuole più aperte alle collaborazioni esterne… ma quanta burocrazia!

Guardando al bicchiere mezzo pieno, cresce la collaborazione con professionisti esterni: oltre due istituti su tre (68,2%) si avvalgono oggi del supporto di imprese, enti di formazione e agenzie per il lavoro.
Un passo necessario, spiegano gli esperti, perché il mercato evolve rapidamente e i docenti, pur formati, non sempre possiedono le competenze aggiornate per orientare efficacemente gli studenti. Ma, a frenare la sinergia, resta il sistema scolastico: lento e sempre più sotto pressione.

Orientamento tardivo: la scelta arriva troppo tardi per molti studenti.

Il nodo resta però quando iniziare. Solo il 25% dei maturandi ha avviato attività di orientamento almeno tre anni prima del diploma (in terza superiore), il 33% lo ha fatto in quarta, mentre il 23% si è mosso “last minute”, negli ultimi mesi di scuola.
Un altro 19% dichiara di non aver mai partecipato ad attività significative di orientamento.

Rispetto al 2023 i numeri migliorano, ma restano insufficienti: i ritardatari erano il 33%, mentre chi non aveva fatto nulla il 26%.

Orientamento poco utile: per metà dei giovani è noioso e teorico.

Sul fronte della qualità, i giudizi restano severi: solo il 17% ha trovato le attività “molto utili”, e anche sommando chi le considera “abbastanza utili” si arriva al 48% del campione.
Oltre la metà, quindi, le ha ritenute poco (41%) o per niente efficaci (11%).

Le cause? “Troppo teoriche e poco coinvolgenti”, risponde uno studente su due.
La maggior parte delle scuole punta ancora su testimonianze universitarie: nel 34% dei casi gli incontri hanno riguardato corsi accademici, mentre il 57% si è concentrato quasi esclusivamente sull’offerta post diploma di tipo formativo, limitando la visione sul mondo del lavoro.

Cosa vogliono i ragazzi: più esperienze pratiche e contatto con la realtà.

Gli studenti, per il 43% vorrebbero esperienze pratiche dirette. Ancora, il 30% preferirebbe visite in aziende, atenei o centri di formazione, mentre il 10% desidera ascoltare testimonianze di professionisti o giovani che “ce l’hanno fatta”.

Una richiesta di realismo e ispirazione, in altre parole, lontana dalla tradizionale lezione frontale.

Scuole e studenti: percezioni diverse sulle esperienze offerte.

Gli istituti sostengono di aver offerto attività più varie: nel 70,9% dei casi dichiarano di aver organizzato visite aziendali o testimonianze dirette, e nel 44,3% stage e tirocini.
Una divergenza di percezione che non cambia la sostanza: l’orientamento va potenziato.

Appena il 3% dei docenti è considerato dai presidi realmente preparato per accompagnare gli studenti con strumenti adeguati, e 7 dirigenti su 10 chiedono più formazione interna.
Il 45% invoca anche supporto esterno nella progettazione dei percorsi e il 40% chiede aiuto per individuare soluzioni innovative.

foto Sardegnagol riproduzione riservata/Irina Parra