Giovani sardi, due anni di retorica: la Todde scopre il “piano giovani” a metà mandato
Ci vuole una certa dose di coraggio , o forse di impudenza , per parlare di “piano per i giovani” a metà di un mandato regionale, con lo spopolamento che avanza e due anni di occasioni mancate alle spalle. Eppure Alessandra Todde lo fa, concedendosi l’ennesima intervista acritica in cui enuncia propositi e visioni con la consueta disinvoltura di chi sa di non dover rispondere a domande scomode.
Peccato che i fatti parlino chiaro e raccontino tutt’altra storia.
Le iniziative calate dall’alto con le risorse nazionali.
Partiamo dalle basi. Il Fondo nazionale per le politiche giovanili viene distribuito alle Regioni ogni anno, di default, senza che alcuna amministrazione debba meritarselo. Ebbene, su questo terreno già spianato, il “campo largo che pensa ai giovani” non ha saputo fare di meglio che ricalcare pedissequamente i passi dei predecessori. Il risultato? Interventi calati dall’alto, senza il minimo coinvolgimento dei beneficiari finali né delle organizzazioni qualificate del settore.
Il caso più emblematico è Giovani VISPI: un programma già rivelatosi un mezzo disastro nell’era Solinas, puntualmente rifinanziato dalla giunta Todde come se nulla fosse. A seguire, “Start: Giovani & Impresa“, la cui logica sfugge a chiunque conosca la realtà giovanile sarda: qualcuno dovrà spiegare alla presidente e ai suoi che senza risorse proprie e senza garanti, aprire un’attività imprenditoriale resta un miraggio, indipendentemente da quanti bandi vengano pubblicati o hub di Nùoro aperti per la “formazione sul nulla”.
Il piano triennale che non convince nessuno.
Non va meglio sul fronte della programmazione più strutturata. Il piano triennale “Partecipo e Conto“ , anch’esso partorito senza alcuna consultazione reale , è stato affidato alle scuole, già sommerse di attività extracurricolari di ogni genere. Una scelta che sa tanto di abdicazione: invece di costruire sinergie territoriali e politiche locali efficaci, si delega con un colpo di penna a chi è già oberato, segnando così il definitivo tramonto di quell’ascolto e quel dialogo che avrebbero dovuto essere il marchio distintivo del mandato Todde.
Esiste anche un altro dettaglio più rivelatore circa la tenuta della “politica del dialogo di Ale”. Le organizzazioni giovanili regionali , quelle che i progetti dal basso li vincono davvero, portando risorse europee nell’Isola , avevano chiesto un incontro alla presidente fin dall’inizio del mandato. Quell’incontro non è mai avvenuto. O meglio: è avvenuto per interposta persona, attraverso consulenti inconsistenti, incapaci di rappresentare un’interlocuzione politica seria.
Nel frattempo, però, la presidente afferma che “da un anno e mezzo stiamo lavorando a un Piano Giovani ambizioso, con più di un miliardo di risorse regionali, europee e nazionali. E con chi si è discusso? Con quali stakeholder qualificati? Non è dato saperlo. Che siano le solite “università” e i soliti programmi di scarso impatto? Molto probabile visti i precedenti.
Murales da 60mila euro e leggi destinate a finire nel cassetto.
Sul fronte finanziario, poi, emergono priorità quantomeno discutibili. In finanziaria e assestamento di bilancio, il centrosinistra sardo ha trovato modo di stanziare risorse per gli spin off giovanili del Partito Democratico, finanziando tra le altre cose murales da 60mila euro. Con quali ricadute concrete sull'”inclusione dei giovani nei comuni rurali” resta un mistero.
In Consiglio regionale, nel frattempo,è arrivata l’ennesima proposta di legge sui giovani (primo firmatario Michele Ciusa del M5S), destinata con ogni probabilità a morire in Commissione come tante altre prima di lei , compresa la legge 182 della XVI Legislatura, che almeno era stata discussa con le organizzazioni qualificate del settore. Qui, invece, non c’è stato neanche questo passaggio. Si riuscirà – come reca la velina dei pentastellati sardi, a fermare “la perdita costante di giovani talenti, laureati e professionisti che lasciano l’isola per studiare o lavorare altrove e raramente fanno ritorno?”. Il dubbio è sovrano!
Lo spopolamento aspetta, i bandi no.
E mentre si moltiplicano gli annunci, i bandi anti-spopolamento per l’apertura di aziende giovanili nei comuni sotto i 5.000 abitanti restano nel cassetto, non pubblicati (la pagina dedicata nel sito della Regione Sardegna, non va oltre il 16 gennaio, quasi a voler rimarcare che la lotta allo spopolamento non è una priorità). Un paradosso che la dice lunga sulla distanza tra la retorica della presidente e la realtà di chi quei comuni li abita o è costretto ad abbandonarli. La stessa delibera di Giunta del 29 aprile non è neanche cliccabile… mica come quella sul Programma JTF Italia o sulla proposta di aggiornamento del Piano triennale del fabbisogno del personale 2026-2028 della SFIRS Spa. I giovani sono una priorità? La verità si nasconde nei dettagli.
Quando la politica sapeva rischiare e investire (più o meno) seriamente sui giovani.
C’era un tempo in cui la politica sarda osava. Renato Soru lanciò il Master & Back, programma ambizioso e non privo di difetti, ma almeno capace di una visione. La giunta Pigliaru tentò (seppur con risultati fallimentari ripresi con una narrazione al limite della disinformazione dalla regione stessa) il Talent Up. Oggi, al posto della visione, c’è la retorica. Al posto dell’ascolto, c’è l’autocelebrazione. Al posto delle politiche, ci sono gli annunci.
E a garantire che tutto fili liscio, c’è il solito corredo di testate compiacenti, operatori dell’informazione poco inclini alla verifica (e all’approfondimento), gruppi in Consiglio pronti a lanciare l’ennesima proposta di legge “morta sul nascere” e groupies di partito pronti ad applaudire. Il problema dello spopolamento giovanile in Sardegna non si risolve a metà mandato con un piano annunciato in un’intervista. Si risolve , o almeno ci si prova , dal primo giorno, con umiltà, ascolto e qualche atto concreto. Per ora, di tutto questo, non c’è traccia.
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