Sardegna

Giovani, oltre 400mila tra 18 e 24 anni senza diploma né qualifica.

In Italia sono circa 408mila i giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato precocemente i percorsi di istruzione o formazione, senza conseguire un diploma o una qualifica professionale. Si tratta degli ELET (Early Leavers from Education and Training), che rappresentano il 9,8% della popolazione in questa fascia d’età: un dato superiore sia all’obiettivo europeo del 9% sia alla media UE, pari al 9,4%, e che colloca il Paese all’ottavo posto in Europa.

È quanto emerge dal nuovo studio della Fondazione Gi Group, intitolato “Dispersione scolastica: numeri, cause, interventi per non perdere il futuro”, basato sull’analisi delle principali fonti statistiche, tra cui Eurostat, Inapp e Istat.

Il dato più critico riguarda la condizione occupazionale: oltre la metà degli ELET, pari a 216.800 giovani (53,1%), non studia e non lavora, rientrando contemporaneamente nella categoria dei NEET. Una fotografia che conferma come l’abbandono precoce della scuola si traduca spesso in difficoltà persistenti di accesso al mercato del lavoro e in un ridotto inserimento in percorsi formativi alternativi.

Lo studio traccia un profilo preciso dei giovani più esposti alla dispersione scolastica. L’abbandono avviene soprattutto tra i 14 e i 16 anni ed è più frequente nei percorsi professionali rispetto a quelli tecnici e liceali. Colpisce maggiormente i ragazzi, con un tasso ELET del 12,2% contro il 7,1% delle coetanee, e i giovani con background migratorio, in particolare nati in Paesi extra-UE. Sul piano territoriale, il fenomeno è più marcato nel Mezzogiorno, che concentra quasi la metà degli ELET (49,4%), rispetto al Nord (34,7%) e al Centro (15,9%).

Un ruolo determinante è giocato anche dal contesto familiare: oltre il 70% dei giovani che abbandonano la scuola proviene da famiglie in cui i genitori hanno al massimo la licenza media e, in molti casi, almeno uno dei due non è occupato, soprattutto la madre.

Nel confronto europeo, la media del tasso ELET nell’Unione europea a 27 Paesi nel 2024 si attesta al 9,4%. Tra i Paesi più virtuosi figurano Grecia, Polonia e Irlanda, con valori inferiori al 5%, mentre sopra la media si collocano Germania (12,9%), Spagna (13,0%) e Romania (16,8%). Negli ultimi dieci anni la Spagna ha dimezzato il proprio tasso, mentre la Germania ha registrato un aumento di circa due punti percentuali.

Sul fronte dell’occupabilità, l’Italia resta in linea con la media europea, ma con forti criticità: tra i giovani che hanno abbandonato gli studi, il 46,9% lavora, il 36,7% è disoccupato in cerca di occupazione e il 16,3% non lavora né cerca lavoro. Particolarmente significativo è il dato di chi vorrebbe lavorare ma non trova un impiego, che colloca l’Italia al terzo posto in Europa, dopo Slovacchia e Francia.

Le cause dell’abbandono emergono come il risultato di un intreccio di fattori individuali, scolastici ed extra-scolastici: dalla bassa motivazione e fragilità emotiva a modelli didattici poco inclusivi, fino alle difficoltà economiche e alla carenza di opportunità nei territori. Tra le motivazioni dichiarate, per quasi sette ragazzi su dieci prevale il “non mi piaceva studiare”, mentre tra le ragazze supera il 50% il desiderio di lavorare per raggiungere l’autonomia economica.

foto Holger Langmaier da Pixabay.com