13 Luglio 2026
PoliticaSardegna

Giovani Neet, l’Italia ancora maglia nera in Europa.

Nonostante un lieve calo, l’Italia continua a occupare il secondo posto in Europa per incidenza di Neet – giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in formazione. Nel 2024 erano il 15,2%, una cifra in discesa rispetto agli anni precedenti (16,1% nel 2023 e 19% nel 2022), ma ancora lontana dall’obiettivo UE di scendere sotto il 9% entro il 2030. Peggio fa solo la Romania (19,4%).

Il dato è stato rilanciato in occasione della Giornata mondiale delle competenze giovanili, ricorrenza che invita i Paesi a riflettere su quanto – e come – stiano investendo nelle potenzialità delle nuove generazioni.

Tra i tanti elementi critici che alimentano il fenomeno, ricordano da Fondazione Openpolis, uno spicca su tutti: il divario educativo. “I numeri parlano chiaro: il 17,8% dei diplomati italiani è Neet, contro l’11,8% dei laureati. Una percentuale sorprendentemente più alta anche rispetto ai giovani con al massimo la licenza media (13,3%), a dimostrazione che il solo diploma non garantisce più un accesso adeguato al mercato del lavoro”.

Un dato che mette sotto accusa la qualità dell’istruzione secondaria, spesso incapace di fornire competenze spendibili nel mondo reale o di orientare efficacemente i giovani verso percorsi coerenti con le proprie attitudini.

L’incidenza dei Neet cresce nei contesti urbani densamente popolati: 16,3% nelle città, rispetto al 14,7% nei comuni a densità intermedia e al 14,4% in quelli rurali. Ma è il Mezzogiorno a pagare il prezzo più alto.

Secondo i dati Istat (riferiti al 2020, ma confermati da tendenze recenti), le città con la maggiore presenza di Neet sono Catania (42,0%), Palermo (39,8%), Napoli (37,3%), Messina (33,7%), Caltanissetta (32,1%) e Agrigento (31,7%). Di converso, i capoluoghi con la percentuale minore di Neet sono Belluno (16,1%), Pesaro (16,4%), Rimini (17,3%), Siena (17,6%) e Forlì (17,7%).

Dietro le percentuali, ci sono giovani esclusi, spesso frustrati e disillusi, che faticano a progettare un futuro di autonomia. Ma il problema non è solo giovanile: la marginalizzazione dei Neet ha ricadute economiche e sociali dirette sul Paese, che perde talento, forza lavoro e competitività.

“Ridurre la quota di Neet – si legge nel report curato da Openpolis e Con i Bambini – significa valorizzare la principale risorsa di un Paese: l’energia delle sue giovani generazioni”.

Il sistema educativo italiano soffre anche di dispersione implicita: studenti che, pur conseguendo un titolo, non possiedono competenze adeguate. A ciò si somma l’assenza di un orientamento efficace, che lascia i giovani soli di fronte a scelte fondamentali.