Giovani, le ‘corbellerie’ dell’Esecutivo regionale.

“Forte attenzione ai giovani” e “rilancio della mobilità sociale per rendere i giovani protagonisti del loro futuro”. Sono queste alcune delle ultime sparate del Governatore della Regione Sardegna , Christian Solinas, esponente di spicco di una maggioranza regionale incapace negli ultimi 3 anni di portare a termine un proposta di legge (la n. 182) per ridisegnare (un minimo) l’attuale quadro regionale delle politiche giovanili, ancora fermo alla ridicola legge 11 del 1999 (dall’esosa dotazione di 10 milioni di vecchie lire italiane).

Una dichiarazione a sostegno dell’inclusione dei giovani, quella condivisa dal Presidente Solinas nel corso del Comitato di Sorveglianza del PR FSE+ Sardegna 2021-2027, che cozza irrimediabilmente con l’attuale stato dell’arte, a partire dal mancato aggiornamento del portale regionale per i giovani (al palo dal 2012 nel più totale menefreghismo amministrativo) e con l’approccio “dall’alto” in materia di pianificazione degli interventi per i/le giovani sardi/e, come ricordato anche dall’ultima iniziativa estemporanea (finanziata in larga parte con il fondo nazionale per le Politiche Giovanili) promossa dall’assessore Andrea Biancareddu. Il famigerato progetto “Giovani VISPI”. Ma sì, in una regione con uno dei tassi di abbandono scolastico e disoccupazione giovanile, perché non canzonare i giovani anche attraverso progetti con denominazioni improbabili quanto inopportune?

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Sensibilità decisamente assente anche con riferimento alla capacità dell’attuale Esecutivo di coinvolgere i reali portatori di interesse del settore della gioventù in Sardegna – mica i funzionari o dirigenti delle agenzie regionali – nella programmazione di interventi realmente nel merito dell’inclusione giovanile. Ma, ricordano le iniziative “implementate” anche in questi ultimi 3 anni, per i giovani sardi bisogna proporre le solite trite e ritrite iniziative (onerose e di scarso impatto) e dal facile happy ending.

Quale garanzia di successo potrà avere, quindi, il Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027 e, in particolare, il 16% circa di risorse destinate all’inclusione dei giovani, in una regione governata da esponenti incapaci e senza competenze in materia di politiche giovanili? Quale indirizzo politico, alla luce di tale inadeguatezza, potrà sostenere processi virtuosi per capitalizzare al meglio l’opportunità offerta dall’UE per i giovani sardi? Dopo aver ricevuto conferma circa la continuità dell’attuale Giunta con le pregresse esperienze di Governo regionale, come potranno i/le giovani sardi/e “diventare protagonisti del loro futuro” in una entità territoriale dove i giovani continuano a essere citati esclusivamente quale mero oggetto di corredo per discorsi autoreferenziali?

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Quale è stata, ancora, l’opera di concertazione citata dall’assessore alla Programmazione (da poco responsabile anche del Lavoro dopo le dimissioni della vicepresidente Alessandra Zedda) Giuseppe Fasolino? Sono mai stati coinvolti i portatori di interesse del settore della gioventù nel corso degli incontri partenariali? Come sono stati individuati i “temi focali” e “le esigenze della società sarda” avendo questa maggioranza ampiamente dimostrato di non conoscerla affatto? O può essere considerato esaustivo il percorso di coinvolgimento (volendo essere buoni) ideato dalla Regione Sardegna per la Strategia Regionale per lo Sviluppo sostenibile?

Incongruenze, per quanto riguarda la tutela dei diritti dei giovani, ravvisabile anche nell’azione del Consiglio regionale. Ricordiamolo ai consiglieri e alle consigliere regionali, il luogo dove si “fanno le leggi” e non dove si “riparano le buche”. Un’Aula dove, andando oltre il flemmatico iter consiliare della proposta di legge 182, a distanza di 2 anni non è mai stata istituita la commissione d’inchiesta sulla condizione giovanile. Che siano più importanti i funghi epigei rispetto ai giovani sardi per gli esponenti del Consiglio?

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Il PR FSE+ si accinge, riflettendo sullo stato della classe dirigente regionale nonché della macchina amministrativa, ad essere la nuova greppia piuttosto che lo strumento che porterà la Sardegna a vincere la sfida per l’inclusione dei giovani sardi.

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