10 Giugno 2026
CulturaSardegna

Giovani e relazioni: tra affetti, stereotipi e accettazione della violenza.

Nella visione sentimentale degli adolescenti italiani tra i 14 e i 19 anni che emerge dall’ultima indagine Istat, la coppia si fonda soprattutto sul sostegno reciproco. È questo l’aspetto più importante per quasi la metà dei giovani intervistati (48,1%), seguito da sincerità, fedeltà e comprensione. In fondo alla lista, a sorpresa, ci sono l’attrazione fisica, l’avere interessi in comune e la bellezza, che raggiunge una certa rilevanza solo tra i maschi, superando di poco il 14%. Le differenze tra ragazzi e ragazze sono lievi, ma le giovani attribuiscono maggiore importanza ai valori relazionali rispetto all’aspetto esteriore.

Eppure, accanto a questi segnali di maturità emotiva, emerge un quadro preoccupante: quello di una generazione ancora profondamente esposta a stereotipi di genere e convinzioni distorte sulla violenza nelle relazioni. Una realtà che appare ancor più critica tra i maschi adolescenti, i giovanissimi stranieri e chi proviene da contesti socio-economici più svantaggiati.

Secondo i dati raccolti, oltre il 56% degli 11-19enni crede che “essere belli è più importante per le ragazze che per i ragazzi”, un’idea largamente condivisa da entrambi i sessi. Si tratta dello stereotipo più diffuso, e cresce con l’età. È più radicato tra i giovani stranieri (59,1%) e raggiunge picchi tra i romeni (61,6%). Le aree geografiche incidono meno, ma si registra una maggiore diffusione al Nord-Ovest.

A fare la differenza è soprattutto il livello di istruzione dei genitori, in particolare delle madri: chi ha una madre laureata è meno incline ad accettare stereotipi. È un fattore protettivo che incide anche su altre convinzioni sessiste, come quella secondo cui gli uomini sarebbero meno adatti alle faccende domestiche, opinione condivisa dal 24,9% degli adolescenti, soprattutto maschi (30,4%). Ancora oggi, un adolescente su cinque crede che i ragazzi siano più portati delle ragazze per le materie STEM.

Lo stereotipo più legato all’accettazione della violenza, però, è quello secondo cui “avere successo nel lavoro è più importante per l’uomo che per la donna”. È il meno diffuso (14,6%) ma il più divisivo: lo sostiene più di un ragazzo su cinque, mentre tra le ragazze la percentuale scende al 6,7%. Anche in questo caso, i giovani stranieri mostrano tassi più alti di adesione, con un picco tra i maschi cinesi.

A destare maggiore allarme sono però gli stereotipi sulla violenza sessuale. Circa il 15% dei 14-19enni pensa che “le ragazze possano provocare la violenza con il modo di vestire”, una convinzione diffusa soprattutto tra i maschi (23,5%) e quasi assente tra le ragazze (7,2%). Uno su cinque è d’accordo con l’idea che “quando una ragazza dice no, intende sì”, mentre il 12% attribuisce almeno in parte la colpa della violenza alle condizioni della vittima (ubriaca o sotto effetto di droghe).

Questi pregiudizi sono più frequenti tra i ragazzi, i giovani stranieri e quelli con genitori meno istruiti. Ma soprattutto, sono fortemente connessi con l’accettazione di comportamenti controllanti o violenti nella coppia. Il 36% dei giovani trova accettabile che un ragazzo controlli il cellulare o i social della propria fidanzata – con un picco del 43,7% tra i maschi – e tale percentuale sale vertiginosamente (fino al 57,1%) tra chi ha almeno uno stereotipo sulla violenza sessuale.

Allarmanti anche i dati sull’accettazione della violenza fisica: l’11,1% degli adolescenti ritiene “normale” che “in una relazione ci scappi uno schiaffo ogni tanto”, mentre il 7,3% trova giustificabile uno schiaffo se la ragazza ha flirtato con un altro. Questi numeri raddoppiano tra i giovani che aderiscono agli stereotipi di genere e sulla sessualità. L’accettazione è più alta tra i maschi stranieri tra i 14 e i 16 anni (23,2%) e nei territori del Nord-est. Al contrario, l’istruzione dei genitori e una migliore condizione economica familiare si associano a un minore grado di tolleranza.

Un ulteriore segnale d’allarme arriva da un dato apparentemente minore ma rivelatore: il 10,7% degli adolescenti pensa che un uomo violento “non lo sia senza motivo” e che, in fondo, la donna abbia “provocato”. Questo pregiudizio si fa più forte tra i ragazzi che sostengono idee tradizionaliste sul lavoro, sulla bellezza femminile o sulla superiorità maschile nelle materie scientifiche.

In definitiva, il quadro che emerge è quello di una generazione in transizione: capace di dare valore al sostegno reciproco e all’autenticità nei legami, ma ancora intrappolata in schemi culturali radicati, che condizionano la visione delle relazioni e, nei casi peggiori, legittimano la violenza.

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