Giovani e Pnrr, Tiziano Treu: “Consulta nazionale giovanile al CNEL”.

“I giovani nel nostro Paese sono poco e male rappresentati”. Uno statement che non aggiunge nulla di nuovo alla discussione sulla questione giovanile nel Paese, se non fosse per la particolarità del suo enunciatore, il presidente del CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro -, Tiziano Treu. Ente, come confermato nel corso dell’incontro con le rappresentanze giovanili delle organizzazioni presenti nel CNEL, che ha avviato l’istruttoria per l’istituzione di una consulta nazionale giovanile interna al CNEL “i cui membri – spiega Treu – saranno designati attraverso una consultazione pubblica”.

Dopo l’istituzione del Consiglio Nazionale per i Giovani, si avvia così a compimento la creazione di un altro organismo che, nelle ambizioni del Presidente Treu, dovrebbe “raccogliere le istanze dei giovani sui principali temi del dibattito pubblico e in particolare sull’attuazione del PNRR”.

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Un nuovo organismo che si potrebbe tranquillamente risparmiare ai giovani italiani, visto il peso che da sempre è stato attribuito alle consulte giovanili nel Paese. Un migliore servizio pubblico si assicurerebbe optando invece per una seria e critica disamina della missione giovani contenuta nel Pnrr. Decisamente votata a reiterare schemi fallimentari nell’ambito dell’inclusione dei giovani italiani. Ma in politica la prassi di affrontare ‘di petto’ le questioni importanti per il Paese, non ha mai riscosso un grande successo tra i rappresentanti delle istituzioni.

Eppure, come emerso dallo stesso XXIII Rapporto sul mercato del lavoro 2021 del CNEL, il tasso di occupazione nella classe di età 15-24 è passato dal 25,7% al 16,8% dal 2005 al 2020 con un divario rispetto alla media Ue-27 raddoppiato (da 7,4% nel 2005 a 14,7% nel 2020). Decrementi che si possono riscontrare anche per i giovani adulti italiani, dove nello stesso periodo l’occupazione è scesa da 74,5% al 66,9% nel 2020, con divario quasi quadruplicato rispetto alla media europea.

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Bisognerebbe partire dalla reale condizione dei giovani italiani, con azioni mirate e calibrate sulle specificità dei singoli territori e, come ribadito più volte, avviando una seria programmazione partecipata con i giovani e il mondo dell’associazionismo giovanile, piuttosto che disperdere risorse pubbliche con inutili (quanto estemporanee), campagne di comunicazione o, peggio, attraverso l’istituzione di consulte giovanili le cui indicazioni – come confermato negli anni – non sono mai state prese in considerazione.

foto Carlomorino CC BY-SA 4.0