14 Marzo 2026
Sardegna

Giovani e periferie, il report 2025: disuguaglianze profonde e opportunità negate nelle città italiane

Le periferie urbane continuano a rappresentare uno dei principali punti ciechi delle politiche pubbliche italiane. A certificarlo è il Report 2025 “Giovani e periferie”, realizzato da Openpolis e dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che offre una fotografia dettagliata e preoccupante delle condizioni di adolescenti e giovani nelle aree più marginali delle città metropolitane italiane.

Il quadro che emerge è tutt’altro che omogeneo: crescere in periferia significa, ancora oggi, avere meno opportunità educative, sociali ed economiche rispetto ai coetanei dei quartieri centrali. Un divario che si manifesta precocemente e che tende a consolidarsi nel tempo, alimentando quella che gli autori definiscono la “trappola della povertà educativa”.

Secondo il rapporto, nel 2024 il 13,8% dei minori in Italia viveva in povertà assoluta, una quota nettamente superiore alla media generale. Nelle grandi città il dato peggiora ulteriormente, complice l’aumento del costo della vita e la concentrazione del disagio nelle aree periferiche. A questo si lega il fenomeno dell’abbandono scolastico: se la dispersione “esplicita” è in lieve calo, preoccupa la dispersione implicita, ovvero studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate. Nel 2025 questa condizione riguarda circa un giovane su dieci.

Le disuguaglianze territoriali sono marcate. Città come Catania, Napoli e Palermo registrano livelli elevatissimi di famiglie in potenziale disagio economico, abbandono scolastico precoce e giovani Neet (che non studiano e non lavorano). In alcuni quartieri periferici, la quota di Neet supera il 30%, delineando una vera emergenza sociale. Al contrario, centri del Nord come Bologna, Firenze o Milano mostrano indicatori mediamente migliori, pur con forti squilibri interni tra quartieri.

Il report sottolinea come la scuola possa rappresentare un argine decisivo a questi fenomeni, a patto che venga rafforzata nel suo ruolo di presidio educativo e sociale. L’accesso al tempo pieno, ad esempio, resta fortemente diseguale: nelle periferie del Mezzogiorno è spesso un’eccezione, mentre in molte zone del Centro-Nord è la norma. Dove la scuola resta chiusa nel pomeriggio, il vuoto viene colmato dalla strada, con conseguenze evidenti sul piano del disagio giovanile.

L’analisi si spinge fino al livello subcomunale, mostrando come all’interno della stessa città convivano realtà profondamente diverse. Quartiere per quartiere, cambiano le opportunità di istruzione, di socialità, di accesso ai servizi. Una frammentazione che rende inefficaci le risposte standardizzate e chiama in causa politiche mirate, costruite sui bisogni reali dei territori.

Il messaggio finale del rapporto è chiaro: i giovani delle periferie non sono “un’emergenza”, ma una parte strutturale del paese che rischia di essere lasciata indietro. Senza interventi sistemici e basati sui dati, le disuguaglianze continueranno a riprodursi, compromettendo non solo il futuro di intere generazioni, ma anche la coesione sociale delle città italiane.