10 Giugno 2026
EuropaPolitica

Giovani e partecipazione. Ministri europei a Malta. Le solite passerelle prive di sostanzialità.

I ministri responsabili delle politiche giovanili dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa si sono riuniti a La Valletta per la prima Conferenza ministeriale sulla gioventù dopo tredici anni, intitolata “Giovani per la democrazia: prospettive giovanili in azione”.
Secondo un comunicato del Ministero della Gioventù di Malta, l’evento ha voluto sottolineare l’impegno del Paese nel promuovere la partecipazione, il dialogo e l’emancipazione dei giovani in Europa.

Rafforzare il ruolo dei giovani ma senza cambiare nulla.

La conferenza si è conclusa con un appello collettivo a rafforzare il ruolo dei giovani nella vita democratica, ponendo le politiche giovanili al centro dei valori fondanti del Consiglio d’Europa: democrazia, diritti umani e Stato di diritto.
Il ministro maltese Clifton Grima e il segretario generale Alain Berset hanno ribadito la necessità di ricostruire la fiducia dei giovani nelle istituzioni democratiche attraverso un dialogo autentico e inclusivo.

Eppure, nessuno al Consiglio d’Europa ha avanzato proposte di modifica che affrontino le criticità strutturali dei programmi europei per i giovani, come Erasmus+ o il Corpo europeo di solidarietà.
Strumenti che, nati per promuovere la mobilità e la cittadinanza attiva, restano oggi sempre meno accessibili e percepiti da molti come veicoli di un pensiero unico e acritico europeo, lontano dalle reali esigenze delle nuove generazioni.

La Dichiarazione de La Valletta: buone intenzioni e poche soluzioni.

Nel documento finale, la Dichiarazione de La Valletta, i ministri riconoscono i giovani come “agenti chiave del cambiamento” nelle transizioni digitali, demografiche e ambientali, promettendo di tradurre i principi in azioni concrete attraverso politiche nazionali e regionali.
Il testo invita inoltre a maggiori investimenti nell’educazione alla cittadinanza, nel dialogo interculturale e nella costruzione della pace, affrontando temi cruciali come disoccupazione giovanile, disagio abitativo, disuguaglianze educative e salute mentale.

Tuttavia, resta irrisolta la questione dell’effettiva accessibilità ai programmi europei, spesso appesantiti da burocrazia, criteri poco inclusivi e una gestione che premia reti consolidate più che nuovi protagonisti.

Il caso italiano: una governance escludente e politiche ferme al passato.

Mentre in Europa si moltiplicano le dichiarazioni d’intenti, in Italia il Governo continua a replicare errori del passato sul fronte delle politiche giovanili.
Emblematico è il caso del Fondo nazionale per le politiche giovanili, tuttora gestito in modo autoreferenziale e privo di una reale co-programmazione con i giovani e con le organizzazioni giovanili qualificate.

Una contraddizione evidente rispetto alle parole chiave che risuonano nei consessi europei – partecipazione, inclusione, corresponsabilità – e che alimenta una crescente distanza tra le istituzioni e una generazione che chiede ascolto, riconoscimento e spazio decisionale reale.

Senza contare le milionate regalate, per esempio, per foraggiare i sempre più inutili oratori in Italia. Ma d’altronde le partite di giro vanno onorate in questo piccolo mondo antico chiamato “Bel Paese”.

Prossima tappa: Lussemburgo 2028.

Nelle osservazioni conclusive, il ministro maltese Grima ha annunciato che sarà il Lussemburgo a ospitare la prossima Conferenza ministeriale sulla gioventù nel 2028.
Un orizzonte temporale che lascia quattro anni ai governi europei per passare dalle dichiarazioni ai fatti. Ma, guardando il pregresso, è difficile pensare che le politiche per i giovani possano diventare più accessibili, partecipative e pluraliste sulla base di questo impianto istituzionale.

foto Denis Lomme Copyright: © European Union 2025 – Source : EP