11 Agosto 2026
PoliticaSardegna

Giovani e anziani: in Sardegna e Molise si registrano gli squilibri più marcati.

In Italia il peso demografico delle generazioni anziane cresce a ritmi sostenuti, mentre cala quello dei minori, con effetti potenzialmente dirompenti sugli equilibri sociali ed economici del Paese.

Nel 2025 il 7% della popolazione in Italia è risultato avere più di 80 anni, contro il 4,2% del 2005. Gli over 65 hanno superato i 14,5 milioni, quasi un quarto dei residenti, mentre i minori sono scesi sotto quota 9 milioni, pari al 14,9% della popolazione. Il risultato è un indice di vecchiaia superiore a due anziani per ogni bambino sotto i 14 anni. Secondo le previsioni Istat, nel 2045 il rapporto potrebbe salire a tre a uno, con 19 milioni di over 65 a fronte di appena 6 milioni di under 14.

Lo squilibrio demografico si manifesta con intensità diversa sul territorio. Andria e Crotone sono i capoluoghi con l’indice di vecchiaia più basso, mentre Carbonia, Cagliari e Oristano hanno già superato il rapporto di tre anziani per minore. A livello regionale, Liguria, Sardegna e Molise registrano gli squilibri più marcati, confermando una tendenza più accentuata nelle aree interne e montane.

Questo scenario non riguarda solo la sostenibilità del sistema previdenziale, ma tocca anche la condizione dei minori. Dopo la crisi del 2008, infatti, è aumentata la quota di bambini e ragazzi in povertà assoluta, oggi vicina al 14%. Il rischio è che in una società dove i giovani sono sempre meno, la loro centralità venga progressivamente erosa, con un impatto diretto sulle priorità politiche e sulle scelte di welfare.

Il ruolo degli anziani, in particolare dei nonni, resta cruciale per il sostegno alle famiglie, ma il progressivo sbilanciamento tra generazioni impone nuove politiche. Se non si interviene per rilanciare natalità e servizi a favore dell’infanzia, l’Italia rischia di diventare un Paese sempre più anziano, con minori esclusi dal dibattito pubblico e dalla definizione delle politiche future.

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