Giovani dimenticati dal Consiglio Regionale che propone l’ennesima “consulta spot” mentre le leggi restano nel cassetto
Scade il 13 maggio il termine per presentare la propria candidatura alla Consulta Ga.I.A., l’ultima trovata “partecipativa” del Consiglio Regionale della Sardegna, rivolta ai minori tra i 12 e i 17 anni. Un’iniziativa che, a dispetto della retorica sulla centralità delle nuove generazioni, si configura come l’ennesima operazione di facciata, priva di qualsiasi impatto legislativo reale. Insomma, tokenismo puro!
Promossa dalla Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, la Consulta viene presentata come “la prima esperienza in Sardegna a supporto di una istituzione regionale” con lo scopo di dare voce a bambine, bambini, ragazze e ragazzi nei processi decisionali. Ma la realtà è ben diversa: si tratta dell’ennesima scatola vuota, senza poteri, senza prospettive concrete, e senza alcuna connessione con un’agenda legislativa seria per le politiche giovanili.
Il Consiglio Regionale, infatti, continua a ignorare sistematicamente la necessità di atti legislativi strutturati rivolti alle nuove generazioni. E la proposta di legge 182 (versione 2), presentata da Fausto Piga, non rappresenta affatto una svolta: i precedenti della XVI legislatura parlano chiaro e non lasciano spazio a illusioni. Le proposte per i giovani muoiono nel corso dell’iter delle commissione permanenti.
Si va dunque verso un’altra iniziativa dal sapore vetrinistico, che culminerà – come da copione – con la consueta passerella finale: microfono alla Garante o al Presidente del Consiglio Regionale, dichiarazioni altisonanti sul “protagonismo giovanile” e sull’importanza di “fare rete”, applausi, foto di rito. E poi il nulla.
La Consulta Ga.I.A. finirà probabilmente nello stesso limbo di tante altre consulte giovanili nate per durare un comunicato stampa e poco più. Nessun vero ruolo, nessuna incidenza, nessuna prospettiva. Solo l’illusione, per chi vi parteciperà, di essere ascoltato da chi, nei fatti, continua a non ascoltare.
Nel frattempo, i giovani sardi aspettano ancora politiche vere, strumenti efficaci e leggi che parlino davvero del loro futuro. Ma nel Palazzo, pare, si preferisca il fumo (e gli emendamenti puntuali) piuttosto che l’alta politica.
