Giovani agricoltori: Sud Italia in prima linea, ma frenato dalla burocrazia.
Sono la Sicilia (6.100 aziende), la Puglia (5.000) e la Campania (4.800) le regioni con il maggior numero di imprese agricole giovanili. Un segnale importante della vitalità del settore nel Mezzogiorno, che tuttavia continua a scontrarsi con ostacoli strutturali e burocratici. Nulla di nuovo. Le solite criticità che nessun Esecutivo nazionale vuole risolvere: accesso limitato al credito, lentezze amministrative, infrastrutture carenti e difficoltà nell’acquisizione dei terreni. Insomma, i principali freni allo sviluppo e alla continuità delle aziende agricole condotte da under 40.
Troppa burocrazia soffoca le nuove imprese… e a sovranità alimentare dell’Italia.
Mentre i burocrati italiani e il Legislatore continuano a “fregarsene” l’Italia perde punti di produttività e occasioni per il rilancio della filiera e, in generale, del settore primario. Con buona pace della futura sovranità alimentare del Paese.
A un livello più alto (ma solo per la dimensione geografica), si pone quello europeo, rappresentato da una burocrazia che frena gli insediamenti agricoli e che continua a vessare, con una normativa esasperata e incomprensibile, gli imprenditori del settore, con costi enormi in termini di energie, tempo e risorse umane.
Senza contare che, nella nuova proposta di bilancio della Commissione von der Leyen, si parla di taglio del 20% della PAC (la Politica Agricola Comune) grazie anche alla corsa al riarmo sostenuta in modo esasperato da Ursula e soci.
E qualcuno/a pensa di riportare i giovani nelle campagne d’Europa…
