Giovani agricoltori: a Bruxelles la protesta contro il Piano von der Leyen.
Sono centinaia i giovani agricoltori che hanno preso parte al flash mob organizzato dalla Coldiretti nei luoghi simbolo di Bruxelles e Roma, guidati dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo.
Nel mirino della protesta, la presidente della Commissione Ue Ursula von der leyen e il piano di accorpare il bilancio della Politica agricola comune in un fondo unico, ultimo capitolo di una svolta tecnocratica da parte dell’esecutivo Ue che mina le fondamenta della democrazia e rischia di distruggere l’agricoltura europea.
Dal palazzo Berlaymont, sede della Commissione Europea, gli agricoltori hanno esposto striscioni raffiguranti Ursula Von der Leyen in una sorta di “Vonderland”, un territorio autoritario simbolo di un’Europa percepita come sempre più lontana dalla realtà, dai cittadini e dal mondo agricolo.
Accanto alle immagini, messaggi forti e diretti: “non spegnere la democrazia!”, “non spegnere la salute”, “non spegnere l’agricoltura”. Parole che denunciano una crescente frattura tra le istituzioni europee e i bisogni concreti del settore agricolo, con una Commissione Europea accusata di ignorare le decisioni del Parlamento e di agire senza un reale confronto democratico.
Tra loro anche Lorenzo Ottoni, agricoltore e allevatore di Mantova: “La Pac è stata determinante per la mia azienda – racconta –. Ho potuto avviare la mia impresa nel 2019 grazie al contributo per l’insediamento giovani. Negli anni successivi ho investito in tecnologia e sostenibilità con il supporto del Psr e dell’organizzazione dei produttori. Senza questi strumenti, crescere sarebbe stato impossibile”.
Dello stesso avviso Diego Foroni, 22 anni, che nella stessa provincia gestisce un allevamento di bovini da carne e un impianto di biogas: “In un momento segnato da instabilità dei mercati, epizoozie e concorrenza sleale, il sostegno della Pac è essenziale. Colpire il settore significa compromettere anche la produzione di energia rinnovabile da fonti agricole, come quella garantita dai nostri impianti”.
Da Cremona, Irene Pavesi, apicoltrice, denuncia il rischio concreto di abbandono delle aree marginali: “I fondi europei ci aiutano a mantenere attive le aziende anche nei territori meno vocati. Le api sono sentinelle dell’ambiente, ma senza un sostegno strutturale non possiamo reggere l’impatto delle stagioni difficili”.
Dal Veneto, Ilaria Pizzolato difende il ruolo della zootecnia da latte nelle aree montane e svantaggiate: “I premi accoppiati, i pagamenti agroambientali e gli aiuti alle zone interne sono strumenti vitali per la tenuta del territorio e la garanzia di un latte tracciabile e sicuro. Con questi tagli, si mette a rischio l’intero comparto e si apre la porta a prodotti importati privi dei nostri standard sanitari e ambientali”.
Infine Daniele Paolucci, 28 anni, viticoltore mantovano: “Ho scelto l’agricoltura dopo gli studi in giurisprudenza. Ho iniziato a 18 anni e oggi vorrei ampliare la mia azienda con una nuova cantina e un agriturismo. Ma senza la Pac, tutto si ferma. È un investimento sul futuro che l’Europa non può permettersi di cancellare”.
