Giornata anticorruzione, Bruxelles predica bene e razzola (ancora) male.
Oggi la Commissione europea celebra solennemente la Giornata internazionale contro la corruzione. Microfoni accesi, tono grave e parole altisonanti. Da una parte lo speech impeccabile sull’integrità, dall’altra una cooperazione internazionale che continua a sostenere governi con evidenti problemi di Stato di diritto e trasparenza. Ucraina in testa.
Nel messaggio diffuso per l’occasione, la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen e il commissario Michael McGrath hanno riaffermato con enfasi la “determinazione a prevenire e combattere la corruzione in tutte le sue forme”, ricordando come essa mini la fiducia dei cittadini, distorca l’economia e alimenti criminalità e ingiustizia. Una diagnosi condivisibile, peccato che la terapia sembri applicata solo a geometria variabile. Sono forse lontani i tempi in cui Volodymyr Zelenskyy, lo scorso mese di luglio, cercava di sopprimere le due agenzie anticorruzione del Paese?
Secondo la Commissione, la risposta europea sarebbe “decisiva”: un nuovo quadro giuridico, la prima direttiva Ue anticorruzione, definizioni armonizzate dei reati, pene più severe, maggiore efficacia delle indagini, più trasparenza e responsabilità nelle amministrazioni pubbliche. Tutto perfetto sulla carta. Tutto molto europeo.
Eppure, mentre Bruxelles celebra se stessa per l’ennesima riforma normativa, continua a versare miliardi di euro – attraverso cooperazione, fondi straordinari e assistenza tecnica – a governi che da anni sollevano allarmi sistemici sul fronte della corruzione, opacità amministrativa e controllo politico delle istituzioni. Governi ai quali, guarda caso, si chiede “fiducia”, “resilienza” e “riforme future”, purché allineati geopoliticamente.
Il paradosso è evidente: da un lato si predica “trasparenza, efficienza e accountability”, dall’altro si chiudono entrambi gli occhi quando gli stessi “partner strategici” ignorano queste stesse regole. La corruzione diventa così un male intollerabile solo quando riguarda Paesi scomodi, mentre altrove viene declassata a “problema in via di risoluzione”, purché la bandiera sia quella giusta.
“La nostra priorità è rafforzare le democrazie”, assicurano Virkkunen e McGrath. Ma a forza di sostenere esecutivi che operano in deroga a trasparenza, controllo parlamentare e libertà di informazione, il rischio è quello di rafforzare soprattutto l’ipocrisia istituzionale.
Alla fine resta una domanda, inevitabile in questa Giornata anticorruzione: la Commissione Ue sta davvero combattendo la corruzione “in tutte le sue forme”, o solo in quelle politicamente convenienti?
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