Giornalisti d’opposizione “debanked”: in aumento i casi in Europa.
Dopo i casi di chiusura arbitraria dei conti bancari riconducibili a esponenti dell’opposizione politica francese, la stretta finanziaria colpisce ora anche il mondo dell’informazione indipendente.
Il sito di notizie TV Libertés si è visto chiudere senza preavviso i propri conti bancari, un provvedimento che non ha ricevuto alcuna motivazione ufficiale. Solo l’intervento della Banque de France ha consentito al media di riaprire un conto, evitando il blocco totale delle proprie attività.
L’interrogazione di Catherine Griset: “Censura finanziaria contro la stampa libera”.
L’eurodeputata Catherine Griset (PfE) ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea, denunciando una forma di “discriminazione bancaria” nei confronti dei giornalisti d’opposizione.
Secondo Griset, “le banche stanno esercitando un potere di censura economica, chiudendo i conti di soggetti scomodi senza basi giuridiche né economiche”.
La parlamentare chiede a Bruxelles di chiarire se le norme europee sulla tutela dei consumatori e sul mercato interno possano proteggere i media colpiti da provvedimenti simili e, soprattutto, perché il nuovo Media Freedom Act non includa abusi commessi da attori privati come banche, investitori pubblicitari o gruppi di pressione.
Il nodo giuridico.
La Commissione europea, nella risposta fornita il 6 novembre 2025 dal vicepresidente Henna Virkkunen, ha ribadito il proprio impegno a “tutelare i media pluralisti e indipendenti”, ma ha precisato che l’European Media Freedom Act (EMFA) – in vigore dall’8 agosto 2025 – non disciplina le decisioni contrattuali dei soggetti privati.
Secondo Bruxelles, “le banche e gli istituti di credito, come tutti gli operatori economici, godono della libertà contrattuale di scegliere con chi instaurare rapporti commerciali”.
Una posizione che lascia irrisolta la questione di fondo: cosa accade quando questa “libertà contrattuale” si traduce, di fatto, in una forma di esclusione economica e censura indiretta?
Libertà di stampa, di fatto, sotto pressione.
La replica della Commissione, in breve, conferma una lacuna normativa: l’UE è pronta a sanzionare gli Stati membri per eventuali violazioni della libertà di stampa, ma non dispone di strumenti per contrastare pressioni economiche e decisioni discriminatorie operate da soggetti privati.
Il rischio, secondo diversi analisti, è quello di una “censura esternalizzata”, dove il potere di silenziare i media non passa più attraverso leggi o tribunali, ma attraverso i circuiti bancari e finanziari.
Intanto, il caso TV Libertés continua a far discutere in Francia, mentre Bruxelles osserva, per ora, senza intervenire.
foto mailgk1 da Pixabay.com
