Giornalismo sotto attacco: denunce false per violazione del copyright usate per censurare inchieste scomode
Un nuovo caso di censura mascherata da tutela del copyright sta scuotendo il panorama dell’informazione europea. L’eurodeputato Tiemo Wölken (S&D) ha sollevato in un’interrogazione prioritaria alla Commissione UE gravi preoccupazioni per l’uso strumentale della normativa sul diritto d’autore come arma per sopprimere il giornalismo investigativo, in particolare tramite il sistema di rimozione dei contenuti previsto dal Digital Millennium Copyright Act (DMCA) statunitense.
Nel mirino, un’inchiesta pubblicata nel marzo 2025 dal consorzio giornalistico Investigate Europe, che ha svelato i legami tra Soft2Bet, azienda del settore del gioco d’azzardo con sede a Cipro e Malta, e oltre 100 casinò online inseriti nelle blacklist di vari Stati membri.
Poco dopo la pubblicazione dell’inchiesta, oltre 60 segnalazioni false sono state presentate per ottenere la rimozione degli articoli da Google e da altri motori di ricerca nell’Unione Europea. Gli autori – anonimi – hanno falsificato date di pubblicazione e clonato i contenuti originali, facendo credere ai sistemi automatici che le copie fossero versioni precedenti dell’articolo. In altri casi, i falsi ricorrenti si sono persino spacciati per Investigate Europe, accusando testate partner di aver violato il copyright.
Il risultato? La de-indicizzazione nei motori di ricerca di contenuti legittimi in Paesi come Grecia, Polonia, Malta ed Estonia, con un impatto diretto sulla visibilità e diffusione di informazioni di interesse pubblico.
Nella risposta all’interrogazione, la vicepresidente della Commissione, Henna Virkkunen ha richiamato il quadro di garanzie introdotto dal Digital Services Act (DSA), che impone alle piattaforme online, in particolare ai Very Large Online Search Engines (VLOSEs) come Google, l’obbligo di agire in modo trasparente, proporzionato e nel rispetto della libertà di espressione.
“Le piattaforme possono utilizzare strumenti automatizzati per moderare contenuti – ha spiegato la Commissione – ma questi devono sempre rispettare gli obblighi di trasparenza e i diritti fondamentali, come la libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione”. La Commissione ha inoltre ricordato che sta supervisionando direttamente l’applicazione del DSA nei confronti dei grandi motori di ricerca e può intervenire in caso di violazioni.
A rafforzare questa tutela, è stato richiamato anche il recente recepimento della Direttiva UE 2024/1069, che protegge chi partecipa al dibattito pubblico dalle Slapp, ovvero le cause abusive e infondate, come quelle intentate con l’intento di zittire giornalisti e attivisti.
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