23 Aprile 2026
CulturaSardegna

Ghosting, il silenzio che ferisce più di un rifiuto.

Sparire senza dire nulla può fare più male che essere rifiutati apertamente. È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Milano-Bicocca, secondo cui il “ghosting” — l’interruzione improvvisa di ogni contatto con una persona senza fornire spiegazioni — genera una sofferenza psicologica più intensa e prolungata rispetto a un rifiuto esplicito.

Lo studio, condotto dagli psicologi Alessia Telari, Luca Pancani e Paolo Riva e pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior, rappresenta la prima ricerca a misurare in tempo reale le reazioni psicologiche al ghosting, superando gli approcci precedenti basati solo su ricordi o racconti.

Un esperimento per osservare il dolore invisibile.

Intitolato “The Phantom Pain of Ghosting: Multi-day experiments comparing the reactions to ghosting and rejection”, lo studio ha coinvolto un gruppo di partecipanti invitati a conversare quotidianamente via chat con un interlocutore — in realtà un collaboratore del team di ricerca — e a compilare ogni giorno un questionario sulle proprie emozioni.

A metà dell’esperimento, alcuni volontari venivano improvvisamente ignorati, simulando un episodio di ghosting; altri ricevevano invece un rifiuto esplicito o continuavano a dialogare normalmente.

Questo approccio ha permesso ai ricercatori di monitorare giorno per giorno l’evoluzione del disagio emotivo, evidenziando che il silenzio prolungato e l’incertezza legati al ghosting mantengono più a lungo stati di dolore e confusione rispetto a una chiusura diretta.

Il ghosting intrappola le persone nell’incertezza.

“Entrambi i fenomeni minacciano bisogni psicologici fondamentali, ma il ghosting mantiene le persone intrappolate in uno stato di incertezza che ne ostacola la chiusura emotiva”, spiega Alessia Telari, ricercatrice del Dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca.

Secondo i risultati, il rifiuto esplicito genera una reazione emotiva più immediata ma temporanea, seguita da un graduale recupero. Il ghosting, invece, lascia un senso di sospensione che rende difficile elaborare la fine del rapporto, mantenendo nel tempo emozioni negative come dolore, rabbia e senso di esclusione.

Chi viene “ghostato”, inoltre, tende a percepire l’altra persona come meno empatica e morale rispetto a chi sceglie di affrontare un rifiuto con chiarezza.

Anche chiudere una relazione richiede comunicazione.

“Al contrario di quanto si pensa, la comunicazione conta, anche quando si decide di chiudere una relazione considerata poco importante — conclude Telari —. Capire come reagiamo al ghosting può aiutarci a gestire meglio le rotture digitali e a promuovere interazioni più consapevoli ed empatiche anche online”.

Foto di Lukas Gehrer da Pixabay.com