15 Settembre 2026
Sardegna

Generazione Z e lavoro: il 37% resterà nello stesso posto di lavoro al massimo un anno.

La Generazione Z italiana mostra un rapporto molto più fluido con il mondo del lavoro rispetto alle generazioni precedenti. Secondo il Randstad Workmonitor Pulse, il 37% dei giovani lavoratori prevede di rimanere nella propria azienda attuale al massimo per un anno, contro il 28% dei Millennials, il 13% della Generazione X e il 19% dei Baby Boomer. Solo il 17% dei giovanissimi pensa di restare “per sempre”, mentre nella Gen X la quota sale al 30%.

Non si tratta, spiegano gli analisti, di visione a breve termine, ma di una maggiore ambizione: i giovani cambiano lavoro per cercare opportunità di crescita e percorsi di carriera chiari. Dopo lo stipendio, la mancanza di avanzamento rappresenta il fattore principale che spinge la Gen Z a valutare un cambio di ruolo, con l’87% che considera sempre o spesso obiettivi a lungo termine nelle proprie scelte professionali.

I giovani nati tra il 1997 e il 2007 cercano flessibilità, programmi di formazione avanzati e incarichi coerenti con i propri valori. Solo il 22% preferirebbe un lavoro full time tradizionale, mentre un quarto degli intervistati punterebbe a un part time, con diverse combinazioni, e il 14% si orienta verso l’autonomia o contratti temporanei.

Secondo la ricerca, i principali fattori di fidelizzazione per la Gen Z sono la retribuzione (42%), i giorni di ferie (24%) e, a pari merito, la flessibilità di orario e le opportunità di carriera (21%). La tecnologia gioca un ruolo centrale: il 79% dei giovani utilizza strumenti di intelligenza artificiale per la formazione e l’upskilling, e il 61% si dichiara entusiasta delle possibilità offerte dall’AI sul lavoro.

foto niekverlaan da Pixabay.com