18 Luglio 2026
Politica

Gender budgeting, Patrioti: “Stop alle ‘priorità ideologiche’ della Commissione von der Leyen”

Il tema del gender budgeting torna al centro del dibattito a Bruxelles, dopo l’interrogazione scritta presentata dall’eurodeputata greca Afroditi Latinopoulou, del gruppo dei Patrioti per l’Europa.

Al centro della contestazione c’è la recente Comunicazione della Commissione sulla Strategia per l’uguaglianza di genere 2026-2030, che prevede di integrare ulteriormente la dimensione di genere nel bilancio dell’Unione e di sviluppare linee guida per il monitoraggio della relativa spesa nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale.

Secondo Latinopoulou, però, il concetto di gender budgeting implicherebbe una redistribuzione delle risorse pubbliche basata su criteri ideologici piuttosto che sui bisogni sociali ed economici più urgenti , tanto più in un momento in cui famiglie e imprese europee fanno i conti con l’aumento dei costi energetici, il caro-prezzi e una generale pressione finanziaria.

Da qui le domande poste dall’eurodeputata alla Commissione. Latinopoulou ha chiesto conto della scelta di promuovere il gender budgeting come strumento di politica fiscale proprio in un momento in cui i cittadini europei avrebbero bisogni immediati e pressanti legati alla crisi energetica e al rincaro dei prezzi. Ha inoltre domandato quale sia il costo complessivo stimato per l’implementazione dei meccanismi di monitoraggio e integrazione del gender budgeting a livello sia unionale che di Stati membri, chiedendo infine se la Commissione intenda dirottare risorse da settori critici , come energia, industria o sostegno alle famiglie , per finanziare queste politiche.

La replica della Commissione: “Nessuna sottrazione di risorse alle famiglie”.

A rispondere per conto dell’Esecutivo comunitario, è stata la Commissaria Hadja Lahbib. Nella sua risposta, l’esponente della Commissione UE ha innanzitutto ricordato che le disuguaglianze di genere generano divari occupazionali, salariali e pensionistici, riducendo di conseguenza la produttività complessiva dell’economia europea. “Il gender budgeting, ha sottolineato, consente di affrontare concretamente queste disuguaglianze, generando benefici sociali diffusi per i cittadini europei, oltre a permettere un uso più efficiente delle risorse , un aspetto che la Commissaria ha definito particolarmente rilevante nei periodi di crisi”.

Sul piano normativo, Lahbib ha richiamato il Regolamento Finanziario, che all’articolo 33 stabilisce che programmi e attività debbano essere attuati tenendo conto del principio di uguaglianza di genere, secondo un’appropriata metodologia di gender mainstreaming. “La proposta della Commissione per il Regolamento sulla Performance, ha aggiunto, prevede all’articolo 7 che le attività di bilancio vengano classificate in base al loro contributo all’uguaglianza di genere, con linee guida specifiche che la Commissione fornirà a tale scopo, impegno già previsto dalla Strategia per l’uguaglianza di genere 2026-2030 e pienamente in linea, ha precisato la Commissaria, con il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, in particolare con l’articolo 8”.

Sul fronte dei costi, Lahbib è stata netta: “L’implementazione del gender budgeting non comporta oneri aggiuntivi”. Quanto al presunto dirottamento di fondi da altri settori, la Commissaria ha respinto l’ipotesi, chiarendo che l’introduzione del gender budgeting “non richiede alcuna riallocazione di risorse da un ambito all’altro, ma consiste nell’incorporare una prospettiva di genere nel processo di bilancio”. Un approccio che, secondo Lahbib, contribuisce “in modo significativo agli obiettivi strategici complessivi dell’Unione , dalla coesione sociale alla competitività , moltiplicando il ritorno sugli investimenti nei settori critici”.

foto Laurie Dieffembacq Copyright: © European Union 2025 – Source : EP