15 Settembre 2026
Sardegna

Gen Z: 1 giovane su 3 si indebita per imitare gli influencer

Un giovane italiano su tre si è indebitato per imitare lo stile di vita mostrato dagli influencer. Non è un’impressione: è uno dei dati più duri dell’European Consumer Payment Report 2025 di Intrum, basato su 20.000 consumatori in 20 Paesi europei. Nella Generazione Z, solo il 55% riesce a pagare le bollette in tempo, contro il 75% della media nazionale. E alla base c’è un vuoto che parla chiaro: appena il 21% degli italiani ritiene di aver ricevuto una buona educazione finanziaria a scuola.

Andrea Riccardi, tutor di educazione finanziaria su LeTueLezioni, lo vede ogni giorno nelle sue sessioni. I ragazzi arrivano confusi: spendono poco, eppure i soldi spariscono. Il motivo è semplice quanto ignorato: nessuno ha mai insegnato loro a gestirli.

Nel vuoto lasciato dalla scuola, e spesso anche dalla famiglia, sono entrati i finfluencer: creator che su TikTok e Instagram distribuiscono consigli su trading, investimenti e criptovalute, diventando i consulenti finanziari di riferimento per milioni di under 30.

Ma il vero problema, secondo Riccardi, è più profondo del singolo consiglio sbagliato.

“Le generazioni precedenti si confrontavano con il vicino di casa o il collega. La Gen Z si confronta ogni giorno con migliaia di persone che mostrano solo il meglio di sé. Il risultato è una pressione sociale senza precedenti, che si traduce in decisioni finanziarie guidate dall’emozione. Quello che i social non mostrano mai è il retro della medaglia: i debiti, le rate, l’ansia da fine mese”.

Quattro segnali da riconoscere subito.

Riccardi ha imparato a smontare la retorica dei finfluencer partendo da quattro campanelli d’allarme: ostentazione di stili di vita irraggiungibili usata come esca, promesse di guadagni rapidi, assenza totale di qualsiasi menzione del rischio, e la demonizzazione del sistema finanziario come nemico da battere.

Le conseguenze possono essere gravi. “Ho visto ragazzi perdere i propri risparmi in 48 ore seguendo uno sconosciuto da mezzo milione di follower. La perdita di denaro non è nemmeno il danno peggiore: quello che davvero fatica a rimarginarsi è il rapporto con il denaro. Nel caso più estremo si sviluppa una dipendenza dal rischio, come se investire fosse una forma di gioco d’azzardo”.

Il Consumatore preda.

Chi entra nel mercato del lavoro senza strumenti finanziari di base diventa quello che Riccardi chiama un consumatore preda. Non distingue un’attività, che mette soldi in tasca, da una passività, che li toglie. Usa i primi stipendi per alimentare uno stile di vita basato sull’apparire e si carica di costi fissi, rate, abbonamenti, prima ancora di aver messo da parte un euro.

“Questa è anche la generazione con meno liquidità di riserva di qualsiasi altra. Quando arriva un imprevisto, non c’è niente a cui attingere. Per un under 30, la priorità assoluta non è investire: è proteggersi”.

Le trappole silenziose.

Esistono poi meccanismi più sottili. Riccardi li chiama abitudini silenziose: abbonamenti in rinnovo automatico e piccole spese digitali che dopo qualche mese diventano invisibili sul conto. La ricerca in finanza comportamentale stima che ogni persona paghi tra i 200 e i 500 euro all’anno per servizi che non usa più.

A questo si aggiunge il buy now, pay later, sempre più diffuso tra i giovani: dilazionare un acquisto in rate minime fa sembrare accessibile qualcosa che non lo è. E la smaterializzazione del denaro rimuove l’ultimo freno psicologico alla spesa impulsiva.

“Il rischio sovraindebitamento non nasce da una singola decisione sbagliata, ma dall’accumulo di micro-decisioni che singolarmente sembrano innocue. Tracciare le proprie spese per 90 giorni, anche solo su un quaderno, rimette il denaro nella dimensione concreta in cui dovrebbe stare”.

La risposta non è rivoluzionaria. Costruire un fondo di emergenza pari ad almeno sei mesi di spese essenziali. Tracciare ogni uscita. Applicare la regola 50/30/20: metà del reddito per i bisogni, il 30% per i desideri, il 20% per risparmi e investimenti.

“Questo schema batte nel lungo periodo il 90% dei gestori attivi, il 99% dei trader fai da te e il 100% dei finfluencer. Non è sexy, non fa like su Instagram. Ma funziona”, conclude Riccardi.

foto Kanchanara on Unsplash