19 Luglio 2026
Europa

Gaza, Rubio frena Netanyahu: “Il piano americano non prevede l’occupazione del 70%”

Marco Rubio ha messo le mani avanti. Il segretario di Stato americano ha chiarito che il piano israeliano per occupare il 70% della Striscia di Gaza non fa parte della proposta dell’amministrazione Trump per porre fine al conflitto. Lo ha fatto sotto il fuoco incrociato dei legislatori democratici, durante un’audizione alla Commissione Stanziamenti della Camera in cui era chiamato a difendere il bilancio del Dipartimento di Stato.

“Abbiamo un piano ma non è questo”, ha detto Rubio quando la deputata democratica Rosa DeLauro lo ha incalzato sulla direttiva del premier israeliano Benjamin Netanyahu di “prendere il controllo” del 70% del territorio di Gaza.

L’audizione ha toccato dossier roventi , dalla guerra con l’Iran alla crisi di Gaza, dal Venezuela a Cuba, e non sono mancati momenti di tensione. La DeLauro ha accusato l’amministrazione di aver “dimenticato la crisi di Gaza” e di non aver dato attuazione al piano in venti punti proposto da Trump.

Sul fronte operativo, il segretario di Stato ha spiegato che Washington è attualmente impegnata nella ricerca di una forza internazionale di stabilizzazione per Gaza, subordinata però alla smilitarizzazione di Hamas. “Nessuno investirà denaro a Gaza finché Hamas non sarà smilitarizzato, perché tutti sanno che ci sarà un’altra guerra”, ha avvertito, aggiungendo che anche i partner regionali stanno facendo pressione sul movimento palestinese affinché si conformi.

Il cessate il fuoco che non ferma i morti.

Nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025, la tregua resta fragile sulla carta e sanguinosa nei fatti. Secondo l’Ufficio media di Gaza, l’esercito israeliano ha ucciso 932 palestinesi e ne ha feriti altri 2.859 in attacchi quasi quotidiani. La guerra durata due anni aveva già causato, secondo fonti palestinesi, quasi 73.000 morti e oltre 173.000 feriti, in larga parte donne e bambini.

Giovedì scorso Netanyahu aveva annunciato l’intenzione di espandere il controllo militare israeliano sulla Striscia fino al 70% del territorio, dopo aver riconosciuto che le forze israeliane già controllano circa il 60% di Gaza. Una soglia già di per sé lontana dalla cosiddetta Linea Gialla, il confine di ritiro previsto dalla prima fase del piano Trump, che aveva portato il controllo israeliano al 53%.

Cisgiordania, lo spettro dell’annessione.

Il confronto si è esteso anche alla Cisgiordania. La deputata DeLauro ha messo sotto accusa le azioni israeliane nel territorio occupato, definendole una “annessione di fatto”, e ha chiesto a Rubio se una simile azione fosse compatibile con la prospettiva di una soluzione a due Stati.

Il segretario ha risposto che Trump si è espresso “chiaramente e ripetutamente” contro qualsiasi cambiamento unilaterale dello status della Cisgiordania, anche perché tali mosse “potrebbero complicare la nostra capacità di trovare un accordo su Gaza”. Un messaggio, ha precisato Rubio, già trasmesso alle controparti israeliane.

Nel frattempo, la violenza nella Cisgiordania occupata non accenna a diminuire. Dall’ottobre 2023 le autorità palestinesi registrano 1.168 morti, oltre 12.600 feriti, quasi 23.000 arresti e circa 33.000 sfollati. Le accuse verso Israele riguardano l’espansione degli insediamenti, la demolizione di abitazioni e infrastrutture e la deportazione forzata di intere comunità.

foto thewhitehouse.gov