Gaza, l’Ue ammonisce Israele ma resta senza leve: aiuti bloccati nonostante gli appelli.
Parole dure, effetti nulli. La Commissione europea torna a mettere in guardia Israele sul rischio di bloccare l’accesso delle organizzazioni umanitarie a Gaza, ma l’avvertimento resta l’ennesima dichiarazione priva di conseguenze concrete nei confronti del governo Netanyahu, mentre la crisi umanitaria continua ad aggravarsi.
La commissaria europea per l’Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha denunciato apertamente i piani israeliani di limitare l’operatività delle ONG internazionali nella Striscia: una scelta che, ha scritto sui social, “equivale a bloccare aiuti salvavita”. Bruxelles ribadisce che la nuova legge israeliana sulla registrazione delle ONG “non può essere applicata nella sua forma attuale” e che “tutte le barriere all’accesso umanitario devono essere rimosse”, richiamando il diritto internazionale umanitario.
Ma, ancora una volta, agli appelli non seguono atti politici o misure di pressione efficaci. Nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore a ottobre, Israele continua a mantenere in gran parte chiusi i valichi di Gaza, impedendo l’ingresso di case mobili e materiali per la ricostruzione. Una strategia che sta strangolando una popolazione di oltre due milioni di persone già allo stremo.
Secondo le autorità palestinesi, almeno 414 persone sono state uccise nella Striscia anche dopo l’entrata in vigore della tregua, a conferma di una situazione che resta altamente instabile e violenta. Di fronte a questo bilancio, l’Unione europea si limita a ribadire principi e richiami al diritto internazionale, senza riuscire – o senza voler tentare – di tradurli in strumenti capaci di fermare l’azione del governo israeliano.
Il risultato è un copione ormai noto: condanne formali, dichiarazioni di principio e nessuna reale capacità di incidere sul terreno, mentre a Gaza l’emergenza umanitaria prosegue e gli aiuti restano ostaggio delle decisioni di Tel Aviv.
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